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Particolare annunciazione dell'affresco nel Santuario Madonna di Montauro ad Abriola

Una terra abitata dal sacro


Tra monti, boschi, sorgenti e vallate, la Basilicata custodisce una delle geografie spirituali più dense e stratificate del Mezzogiorno. Sin dall’antichità, il sentimento religioso delle comunità situate nell’area dell’Appennino lucano si è espresso attraverso una fitta trama di luoghi sacri: templi, edicole votive, fonti e boschi consacrati, spesso collocati in ambienti naturali di forte suggestione.

Con l’avvento del cristianesimo, questa antica “cultura del sacro” non si è dissolta, ma si è trasformata. Nel Medioevo questo territorio si è strutturato come una costellazione di santuari, chiese rurali, monasteri ed eremi, distinti dai luoghi della vita quotidiana ma profondamente intrecciati con essa. In molti centri del Parco, la presenza di questi luoghi ha contribuito a modellare il paesaggio, le vie di comunicazione, i calendari festivi e le identità locali. Molti santuari cristiani sorsero là dove già esistevano antichi culti pagani, soprattutto legati alle acque, alla fertilità e alle divinità femminili. Non è un caso che la devozione mariana risulti nettamente prevalente: la figura della Vergine, spesso rappresentata come Madre e Regina, ha ereditato simboli, gesti e iconografie che affondano le radici in un passato remoto.

santuario monteforte interno web abriola

A rafforzare questa rete spirituale contribuì in modo decisivo il monachesimo. Benedettini, italo-greci, cistercensi e, più tardi, francescani e altri ordini religiosi scelsero spesso luoghi isolati ma carichi di tradizione, favorendo la nascita o il rilancio di santuari e monasteri. Queste comunità non furono soltanto centri di preghiera, ma anche presìdi culturali e sociali, punti di riferimento per le popolazioni rurali e per i viandanti che percorrevano le antiche vie appenniniche.

Ad Abriola, la fede si è strutturata attorno a un sistema di chiese e santuari che dialogano con l’asprezza del paesaggio montano e trovano il fulcro della spiritualità locale nel Santuario della Madonna di Monteforte. Qui il culto mariano e quello legato ai santi protettori si innestano su una tradizione antichissima di sacralizzazione delle alture. Non lontano, ad Anzi, la montagna diventa vera e propria soglia del sacro: il Santuario di Santa Maria della Seta, ad esempio, testimonia una religiosità che fa da ponte tra la terra e il cielo.

chiostro madonna del piano int web chiesa calvello

A Calvello, così come a Marsico Nuovo, Marsicovetere, Moliterno e Montemurro e negli altri borghi del Parco la presenza di complessi conventuali e chiese di impianto medievale racconta il ruolo centrale delle comunità monastiche e della Chiesa nella formazione degli abitati e nella gestione delle collettività, mentre Pignola per la presenza di antichi conventi e di santuari rurali si inserisce in un territorio che storicamente ha rappresentato un nodo di passaggio tra Potenza e le valli interne.

sede parco int web marsiconuovo

Tutti questi luoghi trovano però un punto di convergenza ideale a Viggiano, cuore simbolico e spirituale della Basilicata intera. Qui il culto mariano raggiunge la sua massima espressione nel Santuario della Madonna Nera - proclamata nel 1991 da Papa Giovanni Paolo II Protettrice della Basilicata - che sorge sul Sacro Monte a 1.725 metri di quota. I grandi cammini della devozione, che un tempo partivano dal Tirreno, dallo Ionio e dai grandi centri della Magna Grecia come Paestum, Velia e Sibari, sembrano idealmente condurre proprio a Viggiano, luogo mistico per eccellenza di questa geografia sacra.

santuario viggiano int web sacro

In tutto il Parco dell’Appennino Lucano, il culto mariano rappresenta il filo rosso che lega santuari, eremi e chiese rurali. La Vergine è invocata come madre, protettrice dei raccolti, guaritrice, guida nei momenti di passaggio dell’esistenza.

I santuari lucani non furono mai spazi statici. Attorno ad essi si svilupparono pellegrinaggi, fiere, scambi commerciali e momenti di forte aggregazione sociale. Le antiche strade che collegano ancora oggi molti centri del Parco testimoniano secoli di cammini devozionali, spesso compiuti a piedi, in forma penitenziale, attraverso salite ai “sacri monti” o soste presso sorgenti ritenute miracolose.

Suonatori Madonna Viggiano slider

Accanto alla dimensione spirituale, questi luoghi assunsero anche una funzione terapeutica e propiziatoria: acque, oli, polveri e reliquie venivano utilizzati per invocare guarigioni, protezione e fertilità, in un intreccio continuo tra fede cristiana e tradizioni popolari. Gli ex voto, oggi in parte dispersi, raccontano storie di malattie superate, pericoli scampati e grazie ricevute.

Ancora oggi, visitare i santuari e i monasteri dell’Appennino Lucano significa attraversare una Basilicata profonda, dove la fede ha continuato a modellare il paesaggio e a dare senso allo spazio.

È un viaggio lento, fatto di salite, soste e silenzi, che conduce non solo verso luoghi di culto, ma dentro una storia millenaria in cui natura e spiritualità camminano insieme.