Giovanni e Girolamo Todisco
Tra Cinquecento e primo Seicento, Giovanni e Girolamo Todisco, pittori originari di Abriola e probabilmente padre e figlio, o comunque parenti, emergono come interpreti sensibili dell’identità lucana, capaci di raccontare la Basilicata attraverso immagini profondamente radicate nel paesaggio e nella cultura locale.
Giovanni Todisco si forma nella prima metà del XVI secolo guardando all’esperienza di diversi artisti tra cui Giovanni Luce da Eboli. Il suo linguaggio pittorico, inizialmente legato a una linearità di ascendenza gotica, evolve progressivamente verso modelli rinascimentali, basati su una solida costruzione prospettica dello spazio, su volumi più strutturati e su una maggiore espressività delle figure. A questa crescita formale si affianca una spiccata sensibilità ritrattistica, che lo porta a descrivere con attenzione ambienti interni, oggetti e moti interiori dei personaggi, in sintonia con il gusto dell’élite lucana del tempo.
La sua attività è diffusa capillarmente sul territorio regionale: dal chiostro del monastero di Santa Maria di Orsoleo a Sant’Arcangelo, firmato e datato 1545, agli affreschi di Anzi, Laurenzana, Cancellara e Rivello; dalle opere di Senise, Potenza e Venosa fino ad Abriola, suo paese natale. Un itinerario artistico che attraversa borghi, conventi e chiese, restituendo un’immagine viva della Basilicata cinquecentesca. Emblematiche sono le decorazioni del convento di Sant’Antonio a Rivello, dove nel 1559 realizza l’Ultima Cena, ambientata in una sala elegante e prospetticamente costruita, arricchita da dettagli simbolici e da riferimenti alla quotidianità e ai prodotti del territorio.
Accanto a Giovanni opera Girolamo Todisco, attivo tra Potenza e Matera nei primi decenni del Seicento, che raccoglie questa eredità rinnovandola alla luce delle nuove istanze del naturalismo. Nei cicli pittorici, ad esempio, del convento di Sant’Antonio a Rivello e nell’Adorazione dei pastori della chiesa madre di Laurenzana, Girolamo introduce una pittura più diretta e intensa, influenzata dalla lezione caravaggesca. Le scene sacre si svolgono in paesaggi riconoscibili, popolati da pastori, oggetti d’uso comune e gesti quotidiani che avvicinano il racconto evangelico alla vita reale.
In entrambi i Todisco, il sacro si fonde con l’umano e la Basilicata diventa protagonista del racconto: una terra osservata con attenzione, narrata attraverso volti, paesaggi e tradizioni che trasformano l’arte in una vera e propria mappa culturale del territorio lucano tra Rinascimento e Barocco.
