Francesco Mario Pagano
Il giurista della libertà e della ragione
Francesco Mario Pagano, nato a Brienza nel 1748 e morto a Napoli nel 1799, è una delle figure più alte e tragiche dell’Illuminismo napoletano, simbolo di un pensiero che ha unito filosofia, diritto e impegno civile fino al sacrificio estremo. Formatosi a Napoli sotto l’influenza di Antonio Genovesi e nel solco profondo di Giambattista Vico, Pagano seppe innestare su quella tradizione storicistica le idee democratiche di Rousseau e Condorcet, elaborando una visione moderna della società fondata sulle leggi di natura, sulla libertà e sulla dignità dell’uomo.
Giurista di fama europea, Pagano fu tra i protagonisti del rinnovamento del diritto penale settecentesco. Con le Considerazioni sul processo criminale (1787) proseguì idealmente l’opera di Beccaria e Filangieri, combattendo il processo inquisitorio, la tortura e l’arbitrio giudiziario, e affermando con forza il principio del processo accusatorio, della certezza della prova e della tutela dei diritti dell’imputato. Per lui la qualità delle leggi era il vero indice di civiltà di un popolo, e il diritto doveva ispirarsi a un ordine naturale universale, valido per tutte le nazioni civili.
Accanto all’attività giuridica, Pagano coltivò una riflessione filosofica e storica di grande respiro. Nei Saggi politici de’ principii, progressi e decadenza della società interpretò la storia come un processo regolato da leggi necessarie, in cui progresso e crisi si alternano secondo un ordine razionale. Anche nella letteratura e nel teatro, spesso osteggiati dall’ambiente ufficiale, riversò i suoi ideali di libertà, giustizia e avversione alla tirannide.
Sensibile agli ideali della Rivoluzione francese, Pagano pagò con il carcere, l’esilio e infine la vita la coerenza del suo pensiero. Tornato a Napoli nel 1799, fu protagonista della Repubblica partenopea: presidente del Comitato legislativo, contribuì alla stesura della Costituzione e all’abolizione dei privilegi feudali, immaginando uno Stato fondato su uguaglianza civile, istruzione e partecipazione.
Condannato a morte dopo la caduta della Repubblica, Francesco Mario Pagano salì al patibolo nel nome delle idee che aveva difeso con la penna e con l’azione. Il suo lascito è quello di un umanesimo civile rigoroso e moderno, in cui diritto, libertà e ragione restano strumenti essenziali per costruire una società più giusta.
