
Il Santuario di Maria Santissima del Monte Saraceno
Arroccato sulla cima di uno sperone roccioso a 1.320 metri di altitudine, alle pendici del Monte Volturino, il Santuario di Maria Santissima del Monte Saraceno domina con solenne bellezza l’intera vallata che dal Monte di Viggiano si apre fino al Caperrino, tra boschi fitti, radure luminose e il lento scorrere del fiume Piesco. Qui, nel cuore verde del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, sorge uno dei luoghi più identitari e carichi di spiritualità della Basilicata, simbolo profondo della fede e della memoria collettiva di Calvello.
Le origini del santuario affondano nel Medioevo: secondo la tradizione fu fondato intorno al 1150 dai monaci benedettini, nei pressi di una grotta dove si narra vivesse un eremita, in un’area che in passato ospitava una postazione militare prima longobarda e poi saracena. Il nome stesso del monte conserva il fascino di questa storia antica e misteriosa. L’attuale impianto architettonico risale al XV secolo, mentre nel corso del tempo il santuario è stato oggetto di interventi che ne hanno preservato l’essenzialità, restituendo oggi una facciata in pietra viva perfettamente integrata nel paesaggio circostante. Il silenzio profondo, interrotto solo dal canto degli uccelli e dal vento tra i castagni, accompagna il visitatore in un’esperienza che è insieme spirituale e naturalistica.
Il santuario dista circa otto chilometri dal centro abitato di Calvello ed è raggiungibile attraverso una strada ripida che si arrampica sul fianco della montagna. La tradizione vuole che, prima di varcarne la soglia, i fedeli compiano per tre volte il perimetro della cappella, intonando antiche nenie di origine benedettina: un rito semplice e potentissimo, rimasto immutato nei secoli. All’interno è custodita l’effigie della Madonna del Monte Saraceno, protettrice di Calvello insieme a San Nicola, conservata in una preziosa urna lignea detta “caggia”, realizzata da maestri artigiani locali.

Il culto della Madonna del Monte rappresenta il bene culturale immateriale più sentito dalla comunità calvellese, tramandato di generazione in generazione con un fervore antico. Il momento più alto di questa devozione si rinnova ogni anno con le grandi processioni che scandiscono il calendario religioso del paese. La seconda domenica di maggio la statua viene trasportata a spalla dalla Chiesa Madre fino al santuario, percorrendo oltre 14 chilometri tra sentieri di bosco e tratti di strada, in una lunga e faticosa salita che diventa atto di fede collettivo. A settembre, nei giorni 8 e 9, il simulacro fa ritorno in paese: prima la discesa dal monte, poi la processione che attraversa tutti i rioni di Calvello, unendo simbolicamente l’intera comunità sotto lo sguardo della sua Madre Celeste.
A portare la Madonna sono i portatori, un gruppo composto da oltre cento persone, molti dei quali tornano appositamente dall’emigrazione per vivere l’onore e la gioia di questo gesto antico. Attorno a loro si stringe una vera catena umana di fedeli, tra canti popolari, preghiere, lacrime e silenzi carichi di emozione. La Madonna del Monte Saraceno non è solo una festa religiosa, ma un evento culturale di straordinaria intensità, in cui si fondono storia, folklore, musica, ritualità e senso di appartenenza. I canti mariani, alcuni composti anche da sacerdoti del luogo, risuonano ancora oggi con versi che raccontano una fede profonda e condivisa.

Il santuario e il suo culto hanno attraversato secoli di storia, superando interruzioni e trasformazioni, come documentato anche da studi antropologici. Indimenticabile resta l’incoronazione della statua, avvenuta il 9 settembre 1947, quando migliaia di pellegrini accorsero da tutta la regione per assistere a un evento che segnò per sempre la storia del santuario. Le corone della Vergine e del Bambino furono realizzate con l’oro donato dalle famiglie di Calvello e dai devoti dei paesi vicini, in un gesto corale di fede e riconoscenza.
Intorno alla Madonna del Monte Saraceno fioriscono leggende, racconti popolari e memorie tramandate dagli anziani, custodi di un patrimonio immateriale fatto di gesti, parole e silenzi. E dopo i riti religiosi, soprattutto a maggio, la festa si apre alla dimensione più conviviale: la piana ai piedi del monte si anima di colori, profumi e sapori, tra carni arrostite, incontri e momenti di condivisione che rafforzano il legame tra sacro e comunità.
Visitare il Santuario della Madonna del Monte Saraceno significa entrare in contatto con l’anima più autentica di Calvello, un luogo dove la natura amplifica la spiritualità e la fede diventa cammino, fatica, canto e memoria viva.
