Civita di Paterno, dove la Val d’Agri racconta la sua storia più antica
Nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, l’area archeologica di Civita a Paterno custodisce le tracce di un passato che affonda le radici in un tempo remoto, quando l’alta Val d’Agri era occupata da un vasto lago di origine glaciale circondato dalle vette del massiccio del Volturino (m. 1800 s.l.m.) e dai monti Amoroso e Serra Longa (da 1200 a 1500 m.s.l.m.), un ambiente fertile e ricco di vita dove animali preistorici, come l’elephas antiquus, e i primi gruppi umani trovarono condizioni ideali per insediarsi.
Con il passare dei millenni, soprattutto durante l’età del Bronzo, queste terre divennero crocevia di pastori seminomadi della cosiddetta civiltà appenninica, che percorrevano le vie della transumanza e scelsero le alture come Civita per stabilire i loro villaggi, attratti dalla presenza di acqua, pascoli e terreni coltivabili.
A circa 900 metri di altitudine, il sito conserva ancora i segni di queste antiche comunità: resti di un imponente muro di terrazzamento, strutture utilizzate come riparo e un prezioso patrimonio di ceramiche “appenniniche” decorate con motivi incisi e simbolici, grandi contenitori per conservare le derrate e utensili legati alla lavorazione del latte e dei cereali, testimonianza di un’economia profondamente legata alla pastorizia e alla vita rurale.
Questi reperti, oggi esposti anche presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri, raccontano una storia fatta di gesti semplici e conoscenze antiche, mentre la posizione strategica del sito conferma il ruolo della valle come importante corridoio di scambio tra l’entroterra e le coste. In epoca romana, la fertilità del territorio continuò ad attrarre insediamenti agricoli, come dimostrano i resti di una villa rustica rinvenuta in località Aggia, segno di una continuità abitativa che attraversa i secoli.
Oggi Civita non è solo un luogo archeologico, ma un punto d’incontro tra natura e memoria, dove il paesaggio incontaminato dialoga con le testimonianze dell’uomo, offrendo ai visitatori l’emozione di camminare tra le origini più profonde della Val d’Agri e di riscoprire, passo dopo passo, una delle pagine più affascinanti della storia lucana.
