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Vista sul Lago Sirino con le ninfee

Il Lago Sirino

la lacrima del monte tra mito, natura e stagioni


Secondo una leggenda antica, il Lago Sirino nacque da una lacrima divina: un improvviso diluvio, scatenato per punire un gesto di superbia in un giorno sacro, sommerse campi e aie e lasciò, al ritirarsi delle acque, uno specchio limpido ai piedi del monte. Mito e realtà si intrecciano ancora oggi in questo piccolo bacino naturale incastonato a 788 metri di quota, nel territorio di Nemoli, cuore verde del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.

Il lago, raccolto in una dolina carsica, è considerato l’ultimo residuo del grande lago pleistocenico che un tempo occupava l’intera Valle del Noce, estendendosi fino a Lauria e oltre.

Di forma leggermente ellittica, il Lago Sirino raggiunge oggi circa cinque ettari nei periodi di massima piena ed è alimentato da sorgenti perenni, come quelle del Sambuco e del Torbido, senza emissari visibili. Le sue acque tranquille riflettono le pendici del monte e custodiscono un fondale geologicamente prezioso, composto da calcari triassici e scisti silicei policromi di epoca giurassica. Inoltre, nel periodo estivo nello specchio incantato del lago si possono ammirare le splendide ninfee che affiorano sulle acque immobili come pensieri leggeri sospesi tra cielo e silenzio.

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Intorno, una cornice vegetale rigogliosa fatta di ontani, olmi, castagni, pioppi, conifere e vegetazione palustre contribuisce a creare un habitat ricco e delicato, popolato da una variegata fauna ittica e da anfibi.

Il lago è oggi una meta amata in ogni stagione: luogo ideale per la pesca sportiva, le passeggiate, la mountain bike e il relax all’aria aperta, offre scorci che spaziano dall’Appennino lucano fino al Tirreno. Nei mesi invernali, il vicino comprensorio del Sirino si trasforma in una stazione sciistica attrezzata, rendendo l’area un punto di riferimento per le attività sulla neve.

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Negli ultimi anni, il Lago Sirino ha saputo rinnovare il proprio racconto anche in chiave culturale, diventando palcoscenico naturale de La Signora del Lago, suggestiva fiaba musicale che, tra acqua, luci e fontane danzanti, rievoca storia, memoria e identità del territorio.

Un luogo dove la natura non è solo paesaggio, ma narrazione viva, sospesa tra leggenda e presente.

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