Skip to main content
Vista della foresta con una persona sullo sfondo

La Foresta della Lata

memoria verde della montagna


Tra le montagne di Laurenzana sopravvive un patrimonio forestale di straordinario valore, dove il tempo sembra aver rallentato il proprio passo. Qui l’abete bianco, gigante elegante delle foreste europee, incontra il cerro e il faggio dando vita a paesaggi di rara armonia, sospesi tra storia naturale e memoria umana. Un tempo diffuso lungo gran parte dell’Appennino, l’abete ha visto ridursi drasticamente il proprio areale a causa dei cambiamenti climatici e, soprattutto, dei tagli indiscriminati del passato. Eppure, in questo angolo della Basilicata, resiste ancora, formando boschi misti di grande suggestione e valore scientifico.

Oltre alla Riserva Naturale Regionale dell’Abetina, la Foresta della Lata è uno dei complessi forestali più estesi e affascinanti della Basilicata. Situate nella porzione meridionale del territorio di Laurenzana ai confini con Calvello, Viggiano e Corleto Perticara, rientrano entrambe nel parco nazionale dell’Appennino Lucano.

La Foresta della Lata, un mosaico di boschi, pascoli e valloni, entrata nel demanio statale nel 1910 grazie alla legge Luzzati, nacque con l’obiettivo di garantire riserve di legname e promuovere una gestione forestale razionale, diventando nel tempo un laboratorio a cielo aperto di politiche selvicolturali. Dopo una lunga gestione statale, negli anni Ottanta la foresta è passata al demanio regionale, che ancora oggi ne cura la tutela.

Il paesaggio è dominato da querceti di cerro, roverella e farnetto, intervallati da pascoli e aree rimboschite. La porzione più alta, che raggiunge i 1.336 metri di quota, conserva piccoli nuclei relitti di abete bianco, spesso associati al cerro e accompagnati da rari esemplari di faggio. Sono frammenti preziosi di un’antica foresta, la cui presenza è confermata non solo da documenti d’archivio, che raccontano di imponenti tagli di grandi conifere, ma anche dalla toponomastica: nomi come “Abetone” custodiscono la memoria di boschi ormai scomparsi.

Lungo i fossi Abetone e dell’Inferno si incontrano ambienti di forra di grande valore naturalistico, dove convivono specie rare come l’acero di Lobel, il tiglio nostrano, l’olmo montano e la fusaria maggiore. Salici e pioppi accompagnano i corsi d’acqua, mentre sui suoli acidi prospera la felce aquilina. La ricchezza idrica del sottosuolo è testimoniata da sorgenti e acquedotti storici che ancora oggi alimentano il paese.

Oggi la Foresta demaniale regionale della Lata è un paesaggio complesso, segnato da secoli di utilizzo agro-silvo-pastorale, ma proprio per questo ricco di storie, biodiversità e suggestioni. Tra cerri vetusti, pascoli aperti e abeti superstiti, la foresta continua a essere un luogo di incontro tra natura e memoria, dove ogni sentiero restituisce il senso profondo della montagna lucana e del suo fragile equilibrio.

FaLang translation system by Faboba