
Geositi del Parco
Il territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese conserva un patrimonio geologico di straordinario valore, dove le forme del paesaggio diventano una vera e propria narrazione a cielo aperto dei processi che hanno modellato la catena appenninica.
Tra i geositi più suggestivi spiccano le pieghe del Monte Volturino e di Costa Roberto: imponenti ondulazioni degli strati rocciosi, nate dall’antica compressione tettonica che ha deformato l’Appennino campano-lucano. Qui si leggono con chiarezza anticlinali e sinclinali, pieghe rovesciate e persino affioramenti di rocce antichissime, risalenti al Triassico inferiore, che offrono uno straordinario colpo d’occhio per esperti e appassionati.
Di grande fascino è anche la conca tettonico-carsica della Laura, sul Monte di Viggiano, considerata un classico esempio di polje: una vasta depressione pianeggiante, chiusa e senza emissari superficiali, modellata dall’azione combinata di faglie e dissoluzione carsica. Il fondo, coperto da terra rossa e detriti, assorbe le acque che scompaiono negli inghiottitoi sotterranei, alimentando la potente Sorgente Peschiera. In stagione umida, la conca si anima con sorgenti temporanee e curiosi “vulcanetti di sabbia”, mentre il bordo naturale regala uno dei belvedere più suggestivi sull’alta Val d’Agri. Il nome stesso “Laura” rimanda a un passato di spiritualità e raccoglimento, legato alla presenza dei monaci bizantini.
La Montagna di Viggiano rappresenta un’ulteriore emergenza geomorfologica: una dorsale affilata che domina la valle e affiora come una vera “isola” di calcari della piattaforma campano-lucana, rara in questo contesto. Qui la geologia incontra la paleontologia, grazie all’abbondanza di macrofossili, in particolare le rudiste, antichi molluschi che popolavano i mari tropicali del Giurassico e del Cretaceo, oggi impressi nella roccia come testimoni di un oceano scomparso.
Chiude questo viaggio nel tempo il curioso scenario delle facce prismatiche di Contrada Ragaturo, sul versante della Serra di Calvello: superfici scolpite dall’erosione delle acque, che disegnano forme geometriche sorprendenti, simili a scarpate di faglia.
Un’ulteriore dimostrazione di come, nel territorio del Parco, la natura sappia trasformare la geologia in spettacolo.
