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Primo piano della Madonna nera di Viggiano

Sotto il manto della Vergine: itinerari di fede nel cuore della Lucania


In Basilicata il culto di Maria non è soltanto una pratica religiosa, ma un filo profondo che attraversa paesaggi, comunità e secoli di storia. Il volto della Vergine accompagna la vita quotidiana delle genti lucane, custodito in santuari montani, cappelle rurali, edicole lungo i fiumi e antichi cammini di fede. È una devozione diffusa, intensa, che trova espressione in riti collettivi, pellegrinaggi, processioni e tradizioni tramandate di generazione in generazione.

I grandi cammini della devozione, che un tempo partivano dal Tirreno, dallo Ionio, da Paestum, Velia e Sibari, convergono idealmente a Viggiano, cuore simbolico di questa geografia sacra, luogo mistico per eccellenza della Basilicata, dove sul Sacro Monte, a 1.725 metri di quota, sorge il Santuario della Madonna Nera, proclamata da Papa Paolo VI Patrona e Regina delle genti lucane, e nel 1991 da Papa Giovanni Paolo II Protettrice della Basilicata. Ogni anno, tra maggio e settembre, la statua lignea del XIV secolo viene portata in processione lungo un percorso di dodici chilometri che unisce la Basilica Pontificia di Santa Maria alle Mura del paese al Santuario del Sacro Monte. È un pellegrinaggio faticoso e solenne, scandito da canti, danze e manifestazioni di fede popolare, che si ripete da secoli come un rito identitario. La tradizione racconta che la sacra effigie, salvata dalla distruzione dell’antica Grumentum, fu ritrovata sul monte dopo misteriosi bagliori notturni osservati da alcuni pastori; scavando nella terra, alla presenza del clero e del popolo, riemerse la statua destinata a diventare simbolo dell’intera regione.

Ma il culto mariano nel Parco Appennino Lucano è un mosaico ricco e diffuso.

Sul Monte Sirino, il santuario della Madonna della Neve custodisce l’effigie venerata lungo suggestivi sentieri fino a Lagonegro, tra altari adornati di fiori. Dal Pantano di Pignola, la Madonna degli Angeli, rivestita d’oro zecchino, viene celebrata con una lunga festa che include la secolare tradizione dell’Uglia. Tra Satriano di Lucania e Brienza, le donne intrecciano spighe di grano, nastri e simboli sacri per creare le “cinti” o “cente”, offerte votive dalla forma di tronetti alti circa un metro, ornati di candele e fiori di carta intrecciati con spighe di grano, portati in testa da donne, ma anche da uomini, che avanzano danzando al ritmo delle musiche popolari, scandite dal suono di zampogne e organetti.

I cinti rappresentano per la comunità il momento più intenso della devozione: espressioni autentiche di pietà popolare e di antica cultura contadina, offerte alla divinità come richiesta di protezione o come ringraziamento per una grazia ricevuta o da ricevere, ma simboleggiano anche il dono del raccolto, gesto di riconoscenza per l’abbondanza e la fertilità della terra. I cinti incarnano la fede condivisa di un’intera comunità: come nel battesimo ogni candela è una luce individuale, così tutte insieme diventano il segno visibile di un popolo unito in un unico Credo.

I cinti accompagnano anche i pellegrinaggi al Sacro Monte di Viggiano e ad altri santuari come quelli di San Martino d’Agri, Grumento Nova e Sarconi, dove il grano, il latte e i prodotti della terra diventano dono e preghiera. Ad Armento, il santuario della Madonna della Stella si svela al pellegrino dopo un cammino nel bosco; a Tito, per la Madonna del Carmine, il rito culmina nei tre giri propiziatori attorno al luogo sacro. In altri casi, come per la Madonna di Monte Saraceno a Calvello e Marsicovetere, il pellegrinaggio prevede il gesto simbolico della deposizione di una pietra, segno di rinuncia al peccato.

Lungo l’Appennino lucano, tra i 29 borghi del Parco Nazionale, si snoda una fitta rete di itinerari della fede: tratturi, mulattiere e sentieri d’altura che conducono a santuari come Santa Maria di Costantinopoli a Marsico Nuovo, Madonna del Vetere a Moliterno, Madonna di Servigliano a Montemurro, Madonna di Monteforte e Montesaraceno ad Abriola, fino alla Madonna di Monserrato a Grumento Nova, introdotta nel Cinquecento con il culto di origine spagnola. Qui la sacralità dei luoghi diventa anche garanzia di tutela del paesaggio, in una fusione antica tra natura e spiritualità.

Anche a valle, lungo il corso del fiume Agri, il culto mariano resta centrale: a Marsico Nuovo si venera la miracolosa Santa Maria del Ponte; a Tramutola la Madonna della Barca, protettrice degli emigranti, viene portata su una nave di rose; a San Chirico Raparo, presso la fonte Trigella, Santa Maria delle Acque è legata a una leggenda di preghiera e guarigione.

Il Culto di Maria attraversa, quindi, percorsi antichissimi, spesso anteriori al Medioevo, che seguono le alture dell’Appennino e raccontano una Lucania capace di custodire la propria identità attraverso la fede. Ancora oggi, gruppi di pellegrini avanzano insieme, guidati dallo stendardo della propria comunità, per rendere omaggio alla Madonna Nera: una regina silenziosa che, tra montagne e valli, continua a vegliare sulla sua terra.

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