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In cammino sul sentiero nell'Abetina di Laurenzana

L'Abetina di Laurenzana

passeggiando nella foresta dei giganti


Nel cuore dell’Appennino Lucano, l’Abetina di Laurenzana si apre come un tesoro silenzioso, una foresta di oltre trecento ettari che custodisce un raro mosaico di alberi: cerro, faggio e abete bianco, un trio unico in Italia. I suoi confini si estendono dai mille metri fino ai quasi 1.400 metri del Monte Tre Confini, lambendo i territori di Calvello e Viggiano, dove un antico tratturo conduceva pellegrini al santuario della Madonna di Viggiano. 

Questo bosco, oggi parte integrante del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, rappresenta una delle foreste meglio conservate della regione, con alberi vetusti e senescenti che raccontano secoli di storia naturale e umana, parte dei quali inseriti nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia.

Camminando tra i sentieri, si percepisce la maestosità dei cerri, alcuni nascosti tra i fitti rami, altri imponenti e isolati, i cui tronchi cavi ospitano martore, ghiri e una miriade di insetti, rifugi preziosi che testimoniano la lunga continuità ecologica del bosco. Il cerro domina la scena, mentre il faggio si fa incontrare solo in aree specifiche, adattandosi ai terreni argillosi; l’abete bianco, raro e prezioso, si rinnova nei margini della faggeta e nei luminosi sottoboschi della cerreta, talvolta formando piccoli nuclei puri di grande fascino. Alcuni esemplari, alti fino a trenta metri e con circonferenze di quattro metri, sono relitti viventi di antiche presenze.

Non solo alberi monumentali, ma anche una straordinaria varietà di piante e arbusti accompagna il visitatore: l’acero campestre e il carpino bianco, l’agrifoglio, il corniolo, il melo e il pero selvatico. Lungo i torrenti, lembi di vegetazione ripariale offrono rifugio a salici e alla rara quercia meridionale, mentre il sottobosco si anima in primavera di fioriture delicate: la peonia maschio, il giglio di San Giovanni, il gigaro lucano e l’aglio orsino. Qui le orchidee spontanee, come le eleganti Epipactis purpurata (elleborina purpurea) e la misteriosa Epipogium aphyllum, emergono tra foglie e felci, creando spettacoli effimeri che cambiano di anno in anno, veri gioielli per appassionati e studiosi. Da menzionare anche i licheni, in particolare la Lobaria pulmonaria, insieme ad altre specie epifite che prosperano solo nelle foreste naturali intatte, autentici testimoni di boschi vetusti e di una continuità ecologica secolare.

La foresta non è solo un santuario di flora, ma anche di fauna: il richiamo della cincia mora accompagna i passi dei visitatori tra le abetine, mentre la cincia bigia e i rampichini esplorano i tronchi marcescenti. Nei grandi cerri nidificano picchi rari, come il prezioso picchio rosso mezzano, che delizia con il suo richiamo primaverile, e il picchio rosso minore. Tra i rapaci, il nibbio reale e la poiana sorvegliano i cieli, mentre l’astore e lo sparviere abitano i boschi più intatti. Tra i mammiferi, il lupo, il gatto selvatico e la martora trovano rifugio tra le cavità naturali degli alberi secolari, mentre gliridi come il moscardino aggiungono un tocco di vivacità al sottobosco. Tra gli anfibi spiccano la salamandrina dagli occhiali, il tritone italico e la rana appenninica, e tra le specie di coleotteri che abitano le cavità degli alberi morti in primo piano si trova la rosalia alpina.

L’abete bianco, protagonista silenzioso del bosco, testimonia la storia di un paesaggio un tempo più esteso e selvaggio. Capace di raggiungere i sessanta metri d’altezza e di vivere per secoli, oggi si rinnova soprattutto nelle cerrete fresche e umide, ma il suo ridotto numero ricorda quanto la mano dell’uomo e le oscillazioni climatiche ne abbiano limitato la presenza.

Passeggiare nell’Abetina di Laurenzana significa entrare in un mondo sospeso tra passato e presente, tra storia naturale e culturale, dove ogni albero, ogni fiore e ogni canto d’uccello raccontano la lunga vita di una foresta unica, custode di bellezza, biodiversità e memoria.

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