Skip to main content
Vista di una pisside conservata all'interno del Museo

Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri

un viaggio nel tempo nel cuore dell'appennino lucano


Il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri nasce come naturale approdo di una lunga storia di scoperte che, a partire dall’identificazione del sito di Grumentum nel XVII secolo, hanno restituito voce a uno dei territori più antichi e stratificati della Basilicata. Dai primi rinvenimenti occasionali emersi durante i lavori agricoli, alle collezioni locali oggi in parte disperse, fino agli scavi sistematici avviati nel Novecento, il Museo è il risultato di un percorso paziente e condiviso. Fondamentale fu l’opera di Dinu Adamesteanu, primo Soprintendente alle Antichità della Basilicata, che dal 1969 diede avvio a un’esplorazione scientifica organica dell’area urbana di Grumentum, proseguita poi con rigore e continuità.

Situato in Contrada Spineta a Grumento Nova e inaugurato nel 1995, il Museo sorge sopra i resti della necropoli meridionale della città romana e si integra armoniosamente con il parco archeologico, il cui giardino è attraversato da un suggestivo tratto dell’antico acquedotto romano. L’edificio museale, progettato negli anni Ottanta, è pensato come luogo vivo di accoglienza, studio e conservazione: spazi espositivi, depositi, laboratori di restauro, ambienti didattici e una biblioteca accompagnano il visitatore lungo un percorso che racconta la storia dell’Alta Val d’Agri dal Pleistocene all’alto Medioevo.

Il racconto prende avvio dalla preistoria più remota, quando la valle era occupata da un grande bacino lacustre. I resti fossili di elephas antiquus, equidi e altre specie testimoniano un paesaggio completamente diverso, popolato da grandi mammiferi oltre centomila anni fa. A questo primo capitolo si affiancano materiali geologici e paleontologici che illustrano l’evoluzione naturale del territorio, arricchendo la lettura storica con quella ambientale.

L’Età del Bronzo è rappresentata da reperti provenienti da siti d’altura e insediamenti stagionali legati alla transumanza, come Civita di Paterno e Murgia Sant’Angelo di Moliterno. Le ceramiche ad impasto, semplici e funzionali, raccontano una quotidianità scandita dai ritmi della pastorizia e della vita comunitaria. Con l’età arcaica e lucana, il percorso si fa più articolato e restituisce l’immagine di una società strutturata, attraversata da differenze di ruolo e di status. I corredi funerari di Marsico Nuovo e Montemurro, con armi, ornamenti, vasi da banchetto e raffinate ceramiche a figure rosse, testimoniano l’esistenza di élite aristocratiche e di una cultura profondamente inserita nei circuiti del Mediterraneo antico.

Particolarmente suggestiva è la sezione dedicata alla sfera del sacro, con le offerte votive provenienti dal santuario rurale di San Marco, alle porte di Grumentum. Le statuette in terracotta, legate al culto di una divinità femminile forse identificabile con Mefite, evocano un mondo di credenze connesse alla fertilità, alla natura e alle forze ctonie, rivelando il profondo legame tra gli abitanti e il paesaggio circostante.

Il cuore del Museo è dedicato alla città romana di Grumentum, fondata nel III secolo a.C. dopo la conquista romana del territorio. Statue, iscrizioni, elementi architettonici e oggetti della vita quotidiana ricostruiscono il volto pubblico e privato della città. Spiccano la raffinata testa marmorea di Livia Drusilla, simbolo del potere imperiale, il busto loricato di un generale, le statue provenienti dalle terme e la preziosa pisside in avorio con scena dionisiaca, emblema di lusso e cultura. Accanto a questi capolavori, le epigrafi celebrative e funerarie, insieme al ricco medagliere, restituiscono nomi, storie e frammenti di vita, rendendo Grumentum una città nuovamente abitata dalla memoria.

Il percorso si estende fino alla tarda antichità e all’alto Medioevo, con testimonianze di riuso e trasformazione degli spazi, come il sarcofago decorato recuperato presso la chiesetta di San Laverio e i corredi altomedievali rinvenuti nei pressi della chiesa di San Marco. A suggellare questo lungo viaggio nel tempo, il bassorilievo tardomedievale del giovane martire Laverio unisce fede, storia e identità locale.

Oggi il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri non è solo un luogo di conservazione, ma uno spazio narrativo che intreccia natura, storia e comunità. Attraverso collezioni permanenti, mostre temporanee e attività culturali, continua a raccontare l’anima profonda di un territorio che, da millenni, è crocevia di popoli, paesaggi e civiltà.

FaLang translation system by Faboba