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Cogliandrino frazione di Lauria

tra acqua, montagne e strade romane


Lauria è una porta naturale tra mondi diversi. Il suo vastissimo territorio, tra i più estesi della Basilicata, si distende dalle cime del massiccio del Sirino fino alle profonde incisioni della Valle del Noce, in un continuo alternarsi di montagne, fiumi, boschi e insediamenti diffusi. Qui l’altitudine passa dai 2.000 metri di Monte Papa ai poco più di 100 metri sul livello del mare, disegnando uno dei paesaggi più articolati e suggestivi della Lucania sud-occidentale.

All’interno di questo mosaico territoriale si colloca Cogliandrino, una delle frazioni più affascinanti e in crescita del comune di Lauria. Immersa nell’alta valle del Sinni, Cogliandrino è oggi un punto di riferimento per chi cerca un rapporto autentico con la natura. Qui il paesaggio si fa più selvaggio e silenzioso, lontano dai grandi flussi turistici, ma capace di sorprendere con scorci inattesi, profumi di sottobosco e una vegetazione rigogliosa che accompagna il corso del fiume. Il Sinni nasce poco distante, sulle pendici orientali del Sirino, e dopo aver attraversato gole e vallate, trova proprio a Cogliandrino uno dei suoi snodi più suggestivi.

È qui che sorge il Lago di Cogliandrino, invaso artificiale creato dalla diga di Masseria Nicodemo costruita tra il 1967 e il 1973, oggi perfettamente integrato nel paesaggio montano. Le acque dal colore blu intenso riflettono i boschi circostanti, dando vita a uno scenario quasi fiabesco, ideale per una pausa di quiete e contemplazione. Il lago, utilizzato per la produzione di energia idroelettrica, è anche un piccolo paradiso per gli amanti della pesca sportiva: carpe, persici e cavedani popolano le sue acque, mentre le rive invitano a giornate all’aria aperta, tra relax, natura e silenzi interrotti solo dal vento e dal richiamo degli uccelli. La posizione strategica dell’invaso, tra il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese e quello del Pollino, ne fa una tappa ideale per chi ama il turismo lento e sostenibile.

Ma Cogliandrino non è solo natura. A monte della frazione, tra queste stesse montagne attraversate oggi da sentieri e strade panoramiche, gli studiosi collocano l’antica Semuncla - o Semuncia - una statio romana lungo la Via Herculia. Questa importante arteria viaria, realizzata tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C. per volere degli imperatori Diocleziano e Massimiano Erculio, collegava il Sannio alla Lucania, assicurando il controllo e la gestione di un territorio strategico durante l’età della Tetrarchia. Semuncla era una stazione di posta, una mansio o mutatio, citata nell’Itinerario di Antonino come tappa intermedia tra Grumentum e Nerulum.

Lungo la Via Herculia, dopo Venosa, Potentia e Acidios (probabilmente Marsico Nuovo quale statio a presidio dell’Agri), i viaggiatori raggiungevano Grumentum e, procedendo verso sud, trovavano proprio in quest’area una sosta fondamentale prima di dirigersi verso Nerulum, nella valle del Mercure, dove la strada si innestava nella grande direttrice Capua-Reggio.

Semuncla - da indentificarsi probabilmente con San Chirico Raparo - rappresentava quindi un punto di passaggio cruciale per mercanti, funzionari imperiali e viaggiatori, inserito in una rete di collegamenti che univa l’entroterra lucano alle estreme propaggini della penisola. I diversi toponimi tramandati dalle fonti - Semnum, Scinasium, Senasum - testimoniano la lunga durata e l’importanza di questo luogo nella geografia antica della Lucania.

Oggi, tra le acque tranquille del lago, i boschi dell’alta valle del Sinni e le tracce appena visibili ma affascinanti della viabilità romana, Cogliandrino racconta una storia fatta di natura, memoria e passaggi. Un luogo dove il tempo sembra rallentare, invitando il visitatore a scoprire una Basilicata meno conosciuta ma profondamente autentica, sospesa tra la forza dell’acqua, la solidità della montagna e le strade antiche che hanno attraversato i secoli.

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