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Vista dell'ululone appenninico sull'erba

L'Ululone appenninico

tra i tesori biologici piu' preziosi del parco


Piccolo e discreto, l’Ululone appenninico (Bombina pachypus) è uno dei tesori biologici più preziosi - e più minacciati - del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Endemico dell’Italia peninsulare, legato a pozze, sorgenti, acquitrini e microambienti umidi, questo anfibio racconta una storia che intreccia biodiversità, fragilità ecologica e responsabilità collettiva. Oggi è una delle specie simbolo della crisi globale degli anfibi, uno dei gruppi animali più esposti al rischio di estinzione a causa dell’inquinamento delle acque, dell’abbandono degli abbeveratoi per le mandrie dovuto al declino delle attività silvo-pastorali in montagna, della distruzione degli habitat, della frammentazione del territorio e della pressione antropica.

Nel Parco dell’Appennino Lucano l’Ululone non è solo una presenza biologica: è un indicatore ecologico, una sentinella silenziosa che misura lo stato di salute degli ecosistemi montani. Qui, tra le faggete, le zone umide d’altura e i bacini naturali, è stata censita una delle popolazioni più importanti dell’Italia meridionale, con siti di presenza localmente frequenti, come l’importante stazione del Monte Raparo. Un dato che assume un valore straordinario se confrontato con il drammatico scenario nazionale: in molte aree dell’Appennino e del Sud Italia l’Ululone è ormai scomparso o ridotto a nuclei isolati e fragilissimi, con un crollo demografico documentato da studi scientifici e monitoraggi sul campo.

L’Ululone appenninico è un piccolo anfibio di 3-5 centimetri, dal dorso bruno-grigiastro verrucoso e dal ventre spettacolare, decorato da chiazze gialle su fondo grigio-bluastro: un vero segnale di allarme cromatico, una strategia difensiva che in natura comunica pericolo. Gli occhi, con la caratteristica pupilla a forma di cuore rovesciato, lo rendono immediatamente riconoscibile agli esperti. Ma dietro questa bellezza si nasconde una grande vulnerabilità: la specie è oggi inserita nell’Allegato II della Direttiva Habitat (92/43/CEE), che ne riconosce il valore conservazionistico prioritario e impone la tutela degli habitat attraverso Zone Speciali di Conservazione.

Il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano ha fatto dell’Ululone uno dei pilastri delle proprie politiche di conservazione: monitoraggi scientifici, censimenti sistematici, tutela delle zone umide, controllo delle pressioni antropiche, educazione ambientale e collaborazione con università e centri di ricerca sono oggi strumenti concreti per difendere questa specie. In un territorio dove sono state censite dodici specie di anfibi e oltre 360 siti di presenza, l’Ululone rappresenta la priorità assoluta dal punto di vista conservazionistico, perché racconta meglio di qualunque altra specie il rischio di perdere un patrimonio naturale unico e irripetibile.

Proteggere l’Ululone significa proteggere molto di più: significa difendere le acque, i boschi, i suoli, la rete invisibile di microhabitat che sostiene la vita in montagna. Significa investire in un modello di sviluppo sostenibile che riconosce nella biodiversità una risorsa culturale, identitaria ed ecologica, non un ostacolo.

Nel Parco dell’Appennino Lucano, l’Ululone non è solo un anfibio in pericolo: è un simbolo di resistenza, un patrimonio vivente che racconta il valore profondo della natura e il dovere di custodirla per salvare l’anima più fragile e autentica dell’Appennino.

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