
Carbone
Il borgo antico tra storia, boschi e silenzio
Adagiato sulla sponda sinistra del torrente Serrapotamo, Carbone è un piccolo centro montano della provincia di Potenza posto a cavallo tra il Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese e il Parco Nazionale del Pollino. Anticamente conosciuto come Montedoro, verosimilmente per la fertilità delle sue terre, il paese conserva un’anima autentica fatta di pietra, boschi e memoria. È circondato da estese foreste di faggio, castagno e abete bianco, e a pochi chilometri dal centro si trova il Bosco Vaccarizzo, sito di importanza comunitaria, che custodisce preziosi lembi di foresta vetusta. Qui la biodiversità trova condizioni ideali grazie a un ambiente scarsamente antropizzato, alla presenza di legno morto e di moltissimi alberi cavi, fondamentali per numerose specie. Il territorio è ricco di sorgenti, fontane e corsi d’acqua, ideali per passeggiate, escursioni e momenti di relax.
Prima del X secolo le informazioni storiche su questo borgo risultano frammentarie. In epoca romana l’area era abitata da comunità riconducibili agli Osci, dedite prevalentemente alla pastorizia, che in seguito all’assoggettamento a Roma ne condivisero le sorti politiche e amministrative. Dopo la caduta dell’Impero, il territorio passò sotto il dominio dei Longobardi e successivamente dei Normanni. È intorno all’anno Mille che emergono le prime testimonianze storiche certe, legate alla fondazione del Monastero basiliano dei Santi Elia e Anastasio ad opera di monaci - probabilmente San Luca Abate di Carbone, monaco basiliano venerato come taumaturgo - provenienti dall’Oriente e in fuga dalle persecuzioni iconoclaste. Il cenobio esercitò un ruolo centrale nello sviluppo economico e nella gestione del territorio, svolgendo anche funzioni assistenziali e caritative e lasciando un’impronta profonda sull’assetto urbano e agricolo. Il momento di massimo splendore fu raggiunto nel XII secolo, quando al monastero venne riconosciuto il titolo di archimandritato, assumendo il ruolo di centro guida di una vasta rete di monasteri greci dell’Italia meridionale. Sotto la protezione di sovrani come Guglielmo II e Federico II, il cenobio godette di ampia autonomia e di grande prestigio. Nei secoli successivi, però, l’isolamento dall’Oriente e il venir meno degli scambi culturali segnarono l’inizio di una lenta decadenza, accentuata da incendi, conflitti con il potere feudale e dalla progressiva riduzione della comunità monastica. Oggi del complesso monastico restano suggestivi ruderi, visitabili in località Valle Cancello, testimoni di un passato spirituale e operoso.

Il borgo antico ha conservato gran parte dell’impianto urbanistico originario con i caratteristici archi a congiungere più abitazioni e gli stretti e suggestivi vicoletti (strectule o diverticula) che attraversano il borgo come arterie vitali e pulsanti. Passeggiando tra le sue strade si incontrano palazzi nobiliari come Palazzo Castello, Palazzo De Nigris e Palazzo Castronuovo, eleganti portali in pietra, case e vicoli che raccontano una lunga storia di comunità montana.
Di rilievo anche la Chiesa Madre di San Luca Abate (XVI secolo), edificata su un impianto più antico, che custodisce un ricco patrimonio di opere d’arte, arredi sacri e reliquie che testimoniano il profondo legame storico e spirituale con l’antico Monastero dei Santi Elia e Anastasio, dal quale provengono numerosi manufatti di particolare valore devozionale e simbolico. Tra gli elementi più antichi conservati nell’edificio figurano le due acquasantiere in pietra arenaria, datate rispettivamente al 1559 e al 1581, mentre di particolare rilievo è l’altare dedicato a Sant’Elia, patrono di Carbone, con la tela raffigurante il profeta sul carro di fuoco, opera di ambito tardo-cinquecentesco o primo-seicentesco, forse attribuibile a Bernardino Cesari. Accanto, l’affresco della Dormitio Virginis, riemerso durante i restauri novecenteschi, rimanda esplicitamente alla tradizione orientale e alla spiritualità greca, strettamente connessa al monastero di Sant’Elia, così come la statua lignea di Santa Maria Egiziaca e, soprattutto, il prezioso reliquiario a cassetta dorato posto al di sotto dell’altare a lei dedicato, contenente le reliquie della santa eremita orientale. Di grande importanza è anche il busto reliquiario di San Giovanni l’Elemosiniere, patriarca di Alessandria, conservato in una nicchia del presbiterio. Già documentato nella Platea del 1741 e in inventari successivi come proveniente dalla chiesa del monastero, il reliquiario - con capo argenteo e busto bronzeo dorato - rappresenta uno dei più evidenti segni del rapporto privilegiato tra Carbone e l’Oriente cristiano, coerente con la matrice italogreca del cenobio. Alla stessa sfera monastica si collega la statua lignea di San Luca Abate, titolare della chiesa, collocata in una delle nicchie accanto all’altare maggiore. L’opera settecentesca, pur ritoccata, restituisce l’immagine solenne dell’abate fondatore e rimanda direttamente alla tradizione spirituale del monastero di Sant’Elia, di cui San Luca fu figura centrale.
Accanto a questi beni di origine monastica, la chiesa conserva opere di epoche successive che arricchiscono il patrimonio devozionale della comunità, come la statua di San Donato vescovo, la Madonna del Carmine con anime purganti, la Sacra Famiglia di Francesco Oliva, l’Addolorata novecentesca e le statue moderne di San Giuseppe e del Cristo morto.
Nel loro insieme, opere e reliquie della chiesa di San Luca Abate costituiscono un vero e proprio deposito della memoria storica e spirituale del monastero dei Santi Elia e Anastasio, tramandandone il ruolo centrale nella formazione religiosa, culturale e identitaria della comunità di Carbone.

Tra gli altri luoghi simbolo di questo grazioso borgo spiccano senza dubbio la Chiesa dell’Annunziata e l’ex Convento di San Francesco (XVI sec.). La chiesa custodisce un patrimonio artistico di grande pregio. Tra le opere più significative spiccano la Porziuncola dipinta da Francesco Oliva, le statue di San Francesco e di San Donato, patrono del paese, le tele mariane e, soprattutto, l’imponente gruppo ligneo dell’Annunciazione, capolavoro di intensa forza espressiva. Notevole anche la cappella dedicata a San Francesco d’Assisi, aggiunta nel tardo Settecento, che conserva la celebre statua lignea del Santo: un’opera potente e carica di pathos, in cui Francesco, segnato dalle stigmate, si protende verso il Crocifisso in un dialogo silenzioso di compassione e fede.
La Chiesa dell’Annunziata resta ancora oggi uno scrigno di memoria e bellezza nonostante terremoti, soppressioni e trasformazioni ottocentesche abbiano purtroppo cancellato parte degli altari e delle decorazioni originarie. Visitarla significa compiere un viaggio tra arte, spiritualità francescana e storia locale.
