
Castelsaraceno
Dove due Parchi si incontrano
Adagiato tra i monti dell’Appennino lucano e del Pollino, Castelsaraceno è un borgo che vive in equilibrio perfetto tra natura e silenzio. Qui, dove l’aria profuma di bosco e le vette sembrano toccare il cielo, il paesaggio si apre in un abbraccio di guglie rocciose, vallate profonde e foreste che cambiano colore a ogni stagione. A sud si impone la sagoma severa del Monte Alpi (1900 m), con le sue rupi verticali e il raro Pino Loricato, guardiano millenario del Pollino. A nord, il Monte Raparo (1764 m) veglia sul paese con le sue creste brulle, modellate dal tempo e dalle glaciazioni. Intorno, boschi immensi accompagnano il visitatore in un paesaggio che invita al cammino, al respiro lento, alla contemplazione. Le sorgenti naturali aggiungono una nota fresca e antica, ricordando l’intimo legame di questi luoghi con l’acqua e la terra.
Il nome stesso di Castelsaraceno, Castrum Saracenum, svela il suo passato di fortificazione saracena edificata nel 1031 presso l’antico nucleo abitativo di Planura. L’antico insediamento, distrutto da un terremoto, fu abbandonato per secoli fino a quando i monaci basiliani dell’Abbazia di Sant’Angelo al Raparo lo riportarono alla vita. Da allora il paese è cresciuto attorno alla roccia della Tempa, in un intreccio di vicoli stretti, scale e case arroccate. Camminando verso la parte alta del paese si incontrano i resti delle mura e una torre quadrangolare del X secolo, un piccolo frammento di un mondo lontano. Nel centro, invece, il Palazzo Baronale, con il suo portale bugnato, ricorda la presenza dei Sanseverino e delle famiglie nobili che segnarono la storia del territorio.

Castelsaraceno conserva chiese ricche di storia e di opere d’arte. La Chiesa Madre dello Spirito Santo, risalente tra il XVI e il XVII secolo, stupisce con il trittico del pittore D’Amato e il polittico di Ippolito Borghese. La Chiesa di San Rocco custodisce una preziosa statua lignea del Beato Stefano Seno, mentre la Chiesa di Sant’Antonio accoglie un altare barocco e un evocativo Cristo ligneo.
Per conoscere davvero l’anima del territorio, il Museo della Pastorizia è una tappa imprescindibile. Non è un semplice museo, ma un percorso esperienziale che racconta la vita dei pastori, le stagioni della montagna, i saperi tramandati e i gesti di un tempo. Ambienti multimediali, oggetti “parlanti”, video immersivi e testimonianze vere guidano il visitatore dentro una storia fatta di camini accesi, greggi in cammino, mani ruvide e paesaggi senza tempo.
Per chi ama l’avventura, non può mancare l’esperienza di percorrere altri 1.160 passi sul Ponte Tibetano più lungo al mondo: una struttura di 586 metri sospesa a 80 metri d’altezza, che unisce il Parco Nazionale del Pollino a quello dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.

Ogni anno a giugno Castelsaraceno diventa teatro di uno dei riti più suggestivi della Basilicata: la secolare Festa della ’Ndenna, il matrimonio tra gli alberi, un rituale collettivo che unisce sacro e tradizione, comunità e montagna. L’albero protagonista, un grande faggio, viene scelto nei boschi del Favino e trascinato in paese tra musiche, grida e risate. La sua “sposa”, la cunocchia, viene tagliata sul Monte Armizzone. La cerimonia, celebrata davanti alla chiesa di Sant’Antonio, culmina con l’innalzamento della ’Ndenna, che si erge maestosa nel cuore della piazza come simbolo di rinascita e di festa.
Il rito si prolunga fino alla Festa della Montagna, tra escursioni, trekking, raduni a cavallo, attività outdoor e momenti conviviali che trasformano il paese in un laboratorio a cielo aperto dedicato alla natura.
Tra i personaggi illustri di Castelsaraceno ricordiamo Niccolò Piccinni (Castelsaraceno, 1704 – Napoli, 1768), giurista e poeta di spicco del XVIII secolo, noto per la sua versatilità tra diritto e letteratura. Scrisse numerosi componimenti poetici senza mai creare una raccolta completa delle proprie opere. Ha lasciato un’eredità culturale che unisce rigore giuridico e sensibilità letteraria, rendendolo una tra le figure più significative della Lucania settecentesca.
