
Calvello
Un borgo tra montagne e antiche vie
Adagiato sul versante sinistro della fiumara La Terra, affluente del Camastra, e circondato dalle montagne dell’Appennino Lucano, Calvello conserva ancora oggi l’atmosfera di un antico feudo nobiliare. Il borgo medievale si sviluppa tra vicoli ripidi, case in pietra addossate le une alle altre e piccole piazze che si aprono all’improvviso, offrendo scorci suggestivi sui fitti boschi che lo circondano. Le cime del Monte Viggiano, del Monte Rotunno e soprattutto del Monte Volturino (1836 m) offrono ampi panorami che, nelle giornate limpide, si estendono fino alle valli del Basento e dell’Agri, quasi a sfiorare il Mar Ionio. Il territorio - che rientra nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese - è inoltre ideale per chi ama gli sport invernali, grazie alla presenza degli impianti del comprensorio sciistico del Volturino.
Le origini di Calvello sono antiche: se i primi insediamenti potrebbero risalire ai Lucani, il nome stesso del paese - forse derivato dal latino caro et vellus (“carne e lana”) - testimonia la presenza romana. Il borgo si sviluppò intorno a due poli: il Castello con la chiesa gentilizia di San Nicola e, a valle, il monastero di Santa Maria De Plano. Il Castello medievale, sorto sui resti di una fortificazione longobarda e appartenuto nel tempo a diverse famiglie nobiliari, domina il paese. Fu punto strategico di difesa dell’alta Val d’Agri contro le incursioni arabe. La posizione era già rilevante in età romana, grazie all’incrocio di importanti vie di comunicazione tra la valle del Basento e quella dell’Agri. In epoca medievale il sito divenne parte di una rete di rocche - insieme ad Abriola, Brindisi di Montagna e Anzi - in grado di scambiarsi segnali a distanza con fuochi e fumi. La Chiesa di San Nicola, antica cappella gentilizia sorta accanto al castello e legata per secoli alle vicende delle famiglie nobili, conserva ancora il suggestivo “palco del principe”, una tribunetta lignea dell’epoca dei Ruffo da cui i signori assistevano alle funzioni. L’altare maggiore ospita un elegante polittico del XVI secolo, attribuito al pittore Stefano Sparano da Caiazzo.
Calvello custodisce un ricco patrimonio architettonico, culturale e religioso: la Chiesa Madre di San Giovanni Battista (XV secolo), con opere di scuola napoletana e fiorentina tra cui la preziosa tela raffigurante la Madonna di Costantinopoli (‘500); la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, impreziosita dagli affreschi datati 1616 e firmati dall’abriolano Girolamo Todisco; la Chiesa di Santa Maria del Piano (XII sec.), una delle costruzioni sacre più significative della regione, che custodisce un pregevole coro ligneo, un organo a canne (‘500) e la preziosa statua lignea dorata di Santa Maria del Piano, databile tra il 1240 e il 1260, che rappresenta una delle opere mariane più significative del territorio. Di rilevante interesse anche il chiostro con le volte a botte affrescate da autore ignoto raffiguranti scene della vita di S. Antonio e S. Francesco.
Tra i luoghi emblematici del borgo oltre al castello figura anche il ponte medievale di Sant’Antonio sul torrente La Terra, struttura trecentesca con arcata unica ribassata costruita dai Benedettini -probabilmente su preesistenti strutture romane- per unire due rioni.

Un altro luogo particolarmente caro ai calvellesi è il Santuario di Maria Santissima del Monte Saraceno, situato a circa 1320 metri d’altitudine su uno sperone roccioso ai piedi del Monte Volturino da cui si gode un panorama straordinario sulla valle. La leggenda vuole che il santuario sia sorto nei pressi della grotta un tempo abitata da un eremita. Fondato intorno al 1150 dai monaci benedettini, l’edificio ha subito nel tempo diversi restauri. All’interno è custodita la Sacra Effigie della Madonna del Monte Saraceno, racchiusa in un tempietto detto “caggia” (teca). Il santuario è meta di una delle processioni più sentite della Basilicata: la seconda domenica di maggio partendo dalla chiesa parrocchiale la statua viene accompagnata al santuario, mentre l’8 e il 9 settembre fa ritorno in paese. È tradizione che i pellegrini, prima di entrare nel luogo sacro, compiano tre giri attorno all’edificio cantando canti antichi di origine benedettina.
Un complesso architettonico di notevole importanza storica e religiosa è rappresentato dal Cenobio di San Pietro di Cellaria, edificato dalla Congregazione di Santa Maria di Pulsano sul Gargano (fondata da S. Giovanni da Matera nel 1128), e situato a circa 6 km dal paese a 830 m di altitudine, ai margini di un pianoro costeggiato da un tratturo che seguiva la direttrice verso la Val d’Agri, in direzione di Viggiano e quindi della via Herculia. La dipendenza del monastero di Calvello dall’Abbazia pulsanese è attestata in un documento del 1177: ‘monasterium Sancti Petri de Cellaria, quod situm est in territorio castri Calvelli ... cum pertinentiis suis’ ed è confermata in un diploma di Federico II del 1225, in cui il cenobio appare dotato di pertinenze, chiese e diritti. L’insediamento pulsanese a Calvello con l’erezione del Cenobio - sede dell’unica pertinenza della congregazione in Basilicata - trova il suo disegno in ragioni che intrecciano vocazione eremitica, dinamiche economiche e devozione popolare legate ai continui spostamenti per la transumanza. Lo splendore del monastero di S. Pietro durò circa 150 anni. Alla fine del XIV secolo la Casa Madre di S. Maria di Pulsano viene affidata in commenda e il monastero di S. Pietro subisce identica sorte venendo poi ceduto nel 1587 da Papa Gregorio XIII alla Cappella Sistina in Roma. Ai periodi successivi, tra il XVII e il XVIII secolo, vengono attribuiti sia il ciclo di affreschi che decorano l’interno della chiesa (la sola testimonianza rimasta del complesso monastico medievale), sia una serie di annessi che vengono addossati all’edificio. Nel 1927 il complesso viene venduto a privati e così ha inizio la sua decadenza.
Calvello è noto anche per la produzione di ceramiche artistiche, tradizione ancora viva nelle botteghe del borgo. I motivi decorativi richiamano l’ambiente locale tra il verde dei boschi e il giallo dei campi, con protagonista l’effigie del gallo, iconografia tipica della ceramica calvellese. Famose le botti e le fiaschette realizzate dai barilai (‘varricchiari’) o i piatti degli scotellari (‘scut’dari’).

Tra le figure più prestigiose, Calvello annovera Antonio Masini (Calvello, 1933 – Potenza, 2018), pittore, incisore e scultore, una delle figure più significative dell’arte contemporanea lucana. Le sue opere sono oggi presenti in musei e collezioni di tutto il mondo. Con Antonio Masini, la Basilicata ha espresso un artista capace di trasformare la storia locale in un messaggio universale, lasciando un segno duraturo nel paesaggio culturale contemporaneo.
Calvello ha dato i natali anche ad uno dei chimici italiani più promettenti e quasi dimenticati della seconda metà dell’Ottocento, Francesco Mauro (Calvello, 1850 – Napoli, 1893), scomparso prematuramente in circostanze mai del tutto chiarite. Ebbe come mentore Stanislao Cannizzaro, uno dei padri della chimica moderna, e divenne professore ordinario di Chimica Docimastica, poi direttore della Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Napoli oltre che socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Contribuì allo studio delle acque potabili e termali e si distinse per studi pionieristici sulla chimica dei materiali, in specie sul molibdeno. La sepoltura nel recinto degli uomini illustri del Cimitero di Poggioreale testimonia il riconoscimento duraturo del suo valore scientifico e umano.
