
Lagonegro
Il cammino della fede nel silenzio della montagna
Lagonegro si distende alle falde del Monte Sirino, in un paesaggio dove i profili imponenti dell’Appennino si aprono, a occidente, verso la vicina Maratea, la “Perla del Tirreno”, con il suo susseguirsi di scogliere, insenature, grotte marine e spiagge lambite da acque cristalline sotto lo sguardo del Cristo Redentore che domina dall’alto di Monte San Biagio. A oltre 1500 metri di quota, invece, brilla il Lago Laudemio, il lago glaciale più a sud d’Europa, che in primavera assume sfumature verde smeraldo grazie alla presenza di una particolare alga.
Questo angolo sospeso tra foreste, vette e acque cristalline fa parte del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese e regala scenari che cambiano volto con il passare delle stagioni, dal candore invernale alle ombre fresche dell’estate. Il complesso sciistico del Monte Sirino, infatti, offre piste per lo sci alpino e di fondo con scenari che raggiungono i duemila metri, richiamando sciatori e appassionati di sport sulla neve, mentre nelle altre stagioni diventa un paradiso per trekking, nordic walking, passeggiate a cavallo e pedalate per ciclisti esperti.
La storia di Lagonegro affonda le radici nel IX secolo, quando i monaci basiliani vi fondarono il primo insediamento e il Convento di San Filippo, dando vita a un nucleo che nei secoli successivi si sarebbe fortificato con mura e torri, di cui restano tracce suggestive come la “Porta di Ferro”. Attraverso questo antico varco si entra nel cuore medievale del borgo, dove una scalinata seicentesca conduce ai ruderi del castello e alla romanica Chiesa di San Nicola di Bari, luogo in cui la tradizione racconta che nel 1506 sia stata sepolta Lisa del Giocondo, la donna resa immortale da Leonardo da Vinci nel ritratto della Monna Lisa.

Accanto al borgo antico, fatto di vicoli ripidi e case addossate alla roccia, si apre la parte più moderna con la grande piazza, il Palazzo Corrado, la Parrocchiale della Trinità che custodisce la Madonna del Sirino durante l’inverno, la Chiesa della Madonna del Rosario che custodisce il Giudizio Universale (1824) opera del pittore lagonegrese Antonio Cascini, e le chiese di Sant’Anna, del Crocifisso e della Madonna delle Grazie, scrigni di opere che attraversano i secoli tra sculture lignee, tele seicentesche e preziosi altari. Poco fuori dal centro, tra ontani, castagni e faggi, sorge il Convento di Santa Maria degli Angeli, fondato dai monaci basiliani.
Ogni anno, nei mesi di giugno e settembre, il Monte Sirino diventa teatro di uno dei più intensi pellegrinaggi della Basilicata. La statua della Madonna del Sirino viene portata a spalla dai fedeli dalla Chiesa della Trinità fino alla Cappella della Madonna del Sirino (o della Neve), un piccolo tempio in pietra a 1908 m di altitudine, commissionato dal sacerdote don Ascanio Grisolia, realizzato nel 1629 ed eretto a Santuario Diocesano nel 1991, che si raggiunge lungo un percorso di boschi, rocce e panorami amplissimi. Qui la sacra immagine rimane per tutta l’estate, custodita nel silenzio delle vette, per poi tornare in paese con la stessa solenne processione. Questo rito antico intreccia fede e natura, creando un legame profondo tra la comunità e la montagna che la sovrasta.
Lagonegro ha dato i natali a diverse figure di spicco nel panorama culturale, giuridico, artistico e sociale. Ne ricordiamo alcuni: Domenico Abatemarco (Lagonegro, 1795-1799 - Napoli, 1872), è stato magistrato, politico e patriota. Dopo l’Unità d’Italia del 1860, fu consigliere di Stato e membro della Corte di Cassazione; il pittore Antonio Cascini (Lagonegro, 1792 - Lagonegro, 1854), operò principalmente nel territorio del Lagonegrese e del Cilento, dove si conservano diversi suoi affreschi e quadri a olio. La sua opera più celebre è l’affresco del Giudizio Universale (1824) nella Chiesa della Madonna del Rosario a Lagonegro, ispirato al capolavoro di Michelangelo nella Cappella Sistina; il geografo, geologo e politico Giuseppe De Lorenzo (Lagonegro, 1871 - Napoli, 1957), è stato docente presso l’Università di Napoli. Si occupò anche di indologia e divulgò in Italia la conoscenza del Buddismo. Fu socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei e membro della Geological Society of London. Studiò e valorizzò i grandi “maestri di sapienza” dell’Occidente, tra cui Platone, Dante, Leonardo, Shakespeare, Goethe, Schopenhauer, Leopardi e Nietzsche, producendo in pochi anni trentadue pubblicazioni scientifiche e filosofiche; la poetessa Donata Doni, pseudonimo di Santina Maccarrone (Lagonegro, 1913 - Roma 1972). Nel 1949 vinse il Premio nazionale Estate Pesarese con le poesie Voce d’Amore e Già la vigna s’arrossa. Alcune sue raccolte furono pubblicate postume, tra cui Il fiore della gaggìa, con prefazione di Diego Valeri, e Neve e mare.

E come non ricordare Pino Mango (Lagonegro, 1954 – Policoro, 2014), un grande cantautore noto per la tecnica vocale definita "semi-falsetto" e per uno stile che fonde diversi linguaggi musicali, scomparso ormai da più di 10 anni. La voce di Mango, tuttavia, non si è spenta: ha cambiato timbro e corpo, rinascendo oggi in Angelina, che ne ha raccolto l’eredità trasformandola in un canto nuovo.
