
Laurenzana
Il borgo scolpito nella roccia
Adagiata su tre crinali che si rincorrono tra le montagne dell’Appennino Lucano, Laurenzana appare come un borgo sospeso fra storia e natura. Il Castello e la Chiesa Madre dominano dall’alto l’abitato, mentre le case si allungano sui fianchi della rupe seguendo docilmente la morfologia del paesaggio. La posizione, a cavallo del valico che collega la valle del Basento a quella della Val d’Agri, ha conferito nei secoli un ruolo strategico a questo centro. Il territorio è compreso in buona parte nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, un ambiente che alterna crinali boscati, vallate profonde e cime come il monte Caperrino (1456 m).
Poco distante dal centro abitato, la magnifica Riserva Naturale Regionale dell’Abetina abbraccia un’area naturale incontaminata che rappresenta un unicum nel sud Italia: un raro esempio di foresta mista di faggi e cerri con presenza autoctona di abete bianco, una specie relitta dell’Appennino meridionale sopravvissuta grazie alle speciali condizioni microclimatiche del luogo. La Riserva rappresenta una delle foreste meglio conservate della regione, con alberi vetusti e senescenti che raccontano secoli di storia naturale e umana, parte dei quali inseriti nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia. Accanto a essa si estende la Foresta della Lata, un vasto demanio boschivo, custode di querceti, cerrete d’alto fusto, boschi di faggio e preziose abetine, che racconta una storia complessa di sfruttamento, tutela e rinascita. Acquisita dallo Stato all’inizio del Novecento per garantire riserve di legname e una gestione forestale moderna, oggi è patrimonio della Regione Basilicata.
Tra gli alberi monumentali rinvenuti nel territorio di Laurenzana un posto di rilievo occupa la Quercia di Fra’ Egidio, una monumentale quercia appartenente al gruppo della “roverella”, dedicata al beato Egidio, il frate francescano che secondo la tradizione si ritirava in preghiera proprio sotto questo Albero Padre. Un simbolo della stessa comunità, che supera i 20 m di altezza, otto metri di circonferenza e con un’età stimata tra i 450 e i 700 anni, senza dubbio una delle querce tra le più maestose della penisola.

Le origini del nucleo medievale si legano alle esigenze difensive dell’epoca, quando il primo insediamento si sviluppò intorno alla rupe. Con il tempo il paese crebbe attorno ai due poli oggi simbolici: il Castello e la Chiesa Madre. Le prime testimonianze documentarie risalgono al periodo normanno, cui seguirono gli Angioini che ridisegnarono sia la fortezza sia il centro abitato, cingendolo con una nuova struttura muraria dotata di torri rotonde. Nel 1268 Laurenzana partecipò alla rivolta ghibellina e, nei secoli successivi, passò sotto il dominio degli Orsini del Balzo, dei Loffredo, dei Filangieri e infine dei Quarti di Belgioioso. Solo nel XVII secolo, con l’espansione urbana e l’aumento degli scambi, le antiche torri vennero inglobate nel tessuto civile e il borgo cominciò a distendersi lungo il crinale, dove sorsero i palazzi della borghesia come Palazzo Graziadei-Domenico dell’Orco e Palazzo D’Urso.
Camminando nelle “strèttele”, le vie medievali che attraversano il centro storico, si scoprono scorci suggestivi, sottopassi ad arco e antiche case in pietra. Su tutto veglia la presenza imponente del Castello, posto sulla sommità della rupe. Sorto nel XII secolo per volontà dei Normanni su un precedente insediamento longobardo e basiliano, fu ristrutturato più volte: dagli Svevi, dagli Angioini e poi dagli Aragonesi. L’arrivo degli Orsini Del Balzo nel Quattrocento segnò una trasformazione importante, quando la fortezza venne riconfigurata in palazzo baronale, con logge e nuovi ambienti. Nei secoli seguenti altre famiglie nobiliari ne modificarono le forme fino al Settecento, quando assunse l’aspetto attuale. Attorno alla fortezza vivono ancora oggi leggende affascinanti come quella della misteriosa “mezza signora”, ovvero di una donna misteriosa che si affaccerebbe da una finestra nelle notti silenziose mostrando solo la parte superiore del busto.

A pochi passi dal castello, la Chiesa Madre dell’Assunta sorge su un ampio sperone roccioso. Costruita tra il 1214 e il 1222, e consacrata al culto di Santa Maria de Plateis, venne ampliata nel Cinquecento e profondamente rinnovata nel Settecento, quando si aggiunsero il campanile, l’ampio presbiterio e la scenografica scalinata ovale che conduce al sagrato e venne riconsacrata con il titolo di Santa Maria Assunta. All’interno conserva un ricco patrimonio artistico: soffitti lignei, armadi intarsiati, affreschi attribuiti al Colonna, dipinti di scuola lucana, una pala d’altare con Cristo Benedicente e opere preziose esposte nel Cappellone del SS. Sacramento. Una presenza spirituale affascinante è anche quella della Chiesa di Santa Maria ad Nives, immersa nel verde e ancora custode di antichi affreschi cinquecenteschi.
Centro di fede e devozione profondamente radicato nella storia della comunità è il Santuario della Madonna del Carmine (XVI-XVII sec.), situato lungo Corso Cavour nel cuore del paese, che custodisce un ricco patrimonio artistico: un altare maggiore, un coro ligneo proveniente dal convento francescano di Santa Maria della Neve, dipinti ottocenteschi come il “San Giovanni Evangelista e la Maddalena ai piedi della Croce” di Giovanni Zito, e un suggestivo Crocifisso ligneo settecentesco, oltre ad una grande tela raffigurante la Madonna del Carmine con San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista attribuita a Cesare Scerra, e ad una preziosa statua lignea della Vergine del 1892 conservata in una teca intagliata.
Ogni anno, il 16 luglio, la Madonna del Carmine viene festeggiata con una sentita processione che attraversa le vie del paese accompagnata da canti, devozione e commozione, e nei giorni della celebrazione prende vita anche il “Palio Carmelitano”, rievocazione storica in cui le quattro contrade - Santa Filomena, San Michele, San Giacomo e San Giorgio - si affrontano in giochi che richiamano le rivalità medievali. Il giglio offerto dai vincitori alla Vergine diventa simbolo di appartenenza e unione.
