Skip to main content
Satriano di Lucania scorcio interno

Satriano di Lucania

dove la storia diventa paesaggio e la tradizione prende forma


Satriano di Lucania sorge nell’area del Melandro, in provincia di Potenza, ed è immerso nello straordinario scenario del Parco Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Nei boschi che circondano l’abitato, come il suggestivo Bosco Ralle, dominato da imponenti faggete, non è raro imbattersi in tracce della fauna tipica dell’Appennino lucano. La ricchezza vegetale è altrettanto notevole e rende il territorio ideale per escursioni naturalistiche, trekking, cicloturismo e passeggiate a cavallo, oltre che per momenti di relax nelle aree verdi attrezzate e nei pressi di fontane, laghetti artificiali e sorgenti.

Nel territorio di Satriano si trovano le caratteristiche falesie lucane, pareti rocciose calcaree immerse in un ambiente selvaggio e incontaminato, molto apprezzate dagli appassionati di arrampicata sportiva. Non meno affascinanti sono i percorsi che conducono alla Fontana delle Brecce o al laghetto artificiale del Bosco Ralle, meta prediletta per la pesca sportiva e per le famiglie in cerca di natura e tranquillità.

La storia di Satriano di Lucania affonda le radici in un passato antichissimo: sono state rinvenute tracce di frequentazione antropica già dal secondo millennio a.C. L’antica Satrianum, roccaforte longobarda poi contea normanna e sede vescovile, sorgeva sull’altura oggi nota come Torre di Satriano, nel territorio comunale di Tito. Questo sito archeologico, oggetto di importanti campagne di scavo, ha restituito testimonianze di una frequentazione continua dall’età del Bronzo fino al basso Medioevo. Tra i ritrovamenti più significativi figurano ceramiche di produzione locale e di influenza ellenica, aree di sepoltura, resti di abitazioni, una cattedrale vescovile medievale e un santuario lucano del IV-III secolo a.C., edificato in prossimità di una sorgente e dedicato a una divinità guerriera. La collina di Satrianum rappresenta uno dei luoghi simbolo della Lucania antica, crocevia strategico tra Tirreno e Ionio, tra Campania e Basilicata interna.

Secondo la tradizione, Satrianum fu distrutta tra il 1420 e il 1430 per ordine della regina Giovanna II d’Angiò. I suoi abitanti si rifugiarono nei centri vicini, dando origine allo sviluppo di Pietrafesa, borgo rurale sorto a ridosso di una “pietra fessa”, da cui prese il nome. Nel corso dell’Ottocento, per rinsaldare il legame con l’antico insediamento medievale, Pietrafesa assunse definitivamente il nome di Satriano di Lucania.

area archeo int web satriano

Il borgo odierno si presenta come un intreccio armonioso di vicoli, scalinate e slarghi su cui si affacciano palazzi gentilizi sei-settecenteschi, portali in pietra lavorata e scorci panoramici di grande suggestione. Satriano è noto come il “paese dei murales”: il centro storico è una vera e propria pinacoteca a cielo aperto, dove opere pittoriche di grande impatto narrano la quotidianità contadina, le leggende popolari e la figura del più illustre figlio del paese, Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa, uno dei massimi esponenti della pittura lucana tra tardo manierismo e barocco.

Proprio al Pietrafesa è dedicato il Museo Multimediale “Il Palco dei Colori”, ospitato nella Rocca Duca di Poggiardo, antica residenza nobiliare nota come Castello. Il percorso museale, immersivo e multisensoriale, accompagna il visitatore attraverso immagini ad alta definizione, installazioni multimediali e opere digitalizzate che raccontano la vita e la produzione artistica del pittore, con collegamenti alla cultura lucana del Seicento. Nello stesso edificio trovano spazio la biblioteca comunale e sale espositive, mentre nel vicino Palazzo Loreti, elegante dimora settecentesca, sono ospitati il Museo della Civiltà Contadina e il Museo Archeologico Satriano Antica, che conserva molti dei reperti rinvenuti negli scavi della Torre di Satriano.

fontana satriano int web

Il patrimonio religioso di Satriano è particolarmente ricco e testimonia la profonda spiritualità della comunità. Il borgo si sviluppa attorno alla Chiesa Madre di San Pietro Apostolo, ricostruita negli anni Cinquanta ma impreziosita dall’imponente campanile seicentesco alto 37 metri, attribuito per assonanza progettuale al vescovo Juan Caramuel y Lobkowitz. All’interno della chiesa si conservano opere di grande valore, tra cui un busto ligneo di San Rocco attribuito a Giacomo Colombo, pale lignee raffiguranti l’Addolorata e San Giovanni, e una croce lignea dello scultore Vincenzo Musner di Ortisei.

Di grande fascino è la Chiesa di Santa Maria Assunta, detta anche Chiesa Vecchia o di Costantinopoli, edificata tra XII e XIII secolo dalla famiglia Pietrafesa. Caratterizzata da una torre medievale a base quadrata, conserva al suo interno tele raffiguranti la Madonna del Rosario, la Madonna delle Grazie e l’Immacolata, oltre al sarcofago di Francesco di Pietrafesa, morto nel 1300. Poco distante dal centro storico si trova la cinquecentesca Cappella di San Giovanni, che custodisce uno dei rarissimi affreschi firmati dal Pietrafesa, datato 1626, raffigurante l’Eterno Padre, lo Spirito Santo e santi protettori, oltre a una scultura in pietra calcarea del santo titolare.

Suggestiva e profondamente legata alla devozione popolare è la Cappella della Madonna della Rocca, edificata nel Quattrocento direttamente nella roccia. Dopo il crollo di una parte dell’edificio nel 1814, la statua della Madonna fu ritrovata miracolosamente intatta, alimentando una devozione ancora oggi molto sentita. La chiesa, ampliata nel tempo, domina uno dei punti panoramici più spettacolari del paese ed è avvolta da leggende, come quella della campanella capace di allontanare le tempeste.

carnevale int web satriano

Satriano di Lucania è anche custode di una delle tradizioni più affascinanti della Basilicata: il Carnevale dei Rumit. Ogni anno, infatti, durante il Carnevale, a Satriano si accende la tradizione del Rumita, l’uomo-albero, maschera arcaica che affonda le radici in un passato contadino e silvestre, quando figure solitarie, simili a eremiti, vivevano nei boschi ricoperti di edera in totale simbiosi con la natura. Alla fine dell’inverno, il rumita scendeva in paese per chiedere cibo in cambio di buon auspicio, segnando simbolicamente il ritorno della fertilità e della vita. Questa usanza, mai interrotta, ha trovato nuova forza nel XXI secolo, trasformandosi da gesto individuale a rito collettivo.

Giacomo Silvano Carnevale Satriano int web

A partire dal 2012, la figura solitaria dell’uomo-albero si è moltiplicata fino a diventare una vera e propria “foresta che cammina”: 131 rumita, uno per ogni comune della Basilicata, sfilano in silenzio per le strade del paese, lanciando un potente messaggio di armonia tra uomo e ambiente. Accanto al rumita convivono altre maschere tradizionali, come l’Orso, simbolo di forza e riscatto sociale, la Quaresima, emblema del passaggio dal caos carnevalesco all’ordine, e la Zita, che mette in scena il rovesciamento dei ruoli maschio-femmina attraverso un matrimonio rituale.

Riconosciuto nel 2021 tra i Carnevali storici d’Italia, quello di Satriano è oggi considerato uno dei riti più autentici e simbolicamente ricchi del panorama nazionale, capace di coniugare memoria, identità e coscienza ecologica.

Tra natura, archeologia, arte e riti ancestrali, Satriano di Lucania si rivela un luogo autentico e sorprendente, capace di raccontare, in ogni stagione, l’anima più profonda della Basilicata.

FaLang translation system by Faboba