
Tramutola
dove l'acqua da' forma al paesaggio e racconta il territorio
Il nome stesso di Tramutola racconta la sua anima più profonda: “terra imbevuta d’acqua” (da ‘terra mòtola’). Un toponimo che trova riscontro nella realtà di un borgo attraversato da sorgenti, fontane e lavatoi, molti dei quali impreziositi da eleganti strutture in ferro battuto, frutto della perizia artigiana locale. Il paese sorge su un’altura rocciosa che domina la fertile Valle dell’Agri, nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, inserito in uno scenario naturale di grande suggestione fatto di montagne, colline morbide, pianure coltivate e boschi rigogliosi. Le acque, che scorrono copiose nel sottosuolo e in superficie, conferiscono all’intero territorio un carattere vitale e armonioso, ideale per passeggiate, escursioni e un turismo lento a contatto con la natura.
A pochi chilometri dall’abitato si trova la Sorgente Caolo, autentico cuore pulsante del territorio. Con una portata di circa 900 litri al secondo, è la più grande sorgente della Val d’Agri ed è alimentata da un complesso sistema carsico che convoglia le acque di due bacini posti a quote diverse. Raggiungibile attraverso sentieri immersi nel verde, la sorgente si rivela allo sguardo con una cascata spettacolare che precipita tra le rocce, accompagnata dal suono costante del torrente. L’area circostante, ricca di biodiversità, è attrezzata per la sosta e il picnic, offrendo al visitatore un’esperienza immersiva tra natura, acqua e silenzio.

Le origini di Tramutola sono legate a un antico insediamento romano, pagus dell’importante città di Grumentum, ma è con l’arrivo dei monaci benedettini, a partire dal X secolo, che il paese assume una fisionomia stabile e un ruolo centrale nella valle. I monaci di Cava dei Tirreni edificarono l’Abbazia di San Pietro, oggi nota come Casa Fiatamone, di cui resta uno splendido loggiato con capitelli romanici del XII secolo, preziosa testimonianza della spiritualità e dell’organizzazione monastica medievale. La loro presenza favorì lo sviluppo agricolo ed economico del territorio, introducendo la coltivazione del gelso e l’allevamento del baco da seta, che insieme alla lavorazione di lino e canapa sostennero per secoli una fiorente produzione tessile.
Nel corso della storia Tramutola passò sotto il dominio di importanti famiglie feudali, tra cui i conti Celano e i Sanseverino, per tornare nel 1501 sotto il controllo benedettino fino agli inizi dell’Ottocento. Il paese fu anche protagonista di eventi cruciali della storia moderna: nel 1799 fu tra i primi centri lucani a innalzare l’Albero della Libertà durante la Repubblica Partenopea e partecipò attivamente ai moti carbonari del 1820-21.
Il centro storico conserva ancora oggi un tessuto urbano affascinante, fatto di strette stradine, case addossate le une alle altre e antichi rioni come San Felice, dove si incontrano palazzi gentilizi del Settecento, spesso di origine spagnola, impreziositi da loggiati e portali monumentali. Curiose e significative sono le piccole sculture femminili in pietra, simboli di fertilità, incastonate su balconi e finestre, segni silenziosi di una cultura popolare antica e radicata.
Elemento identitario di Tramutola è l’antico lavatoio, noto come “‘Ngap l’acqua”, costruito nel XVII secolo e alimentato da una sorgente che un tempo faceva funzionare anche l’adiacente mulino ad acqua. Situato in località Capo d’Acqua, appunto, il manufatto è delimitato da una fontana in pietra con mascheroni. Questo luogo, per secoli spazio di incontro e socialità femminile, è diventato noto al grande pubblico grazie al film Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo, che qui ha ambientato una delle scene più iconiche della pellicola, definendo Tramutola il paese “delle ragazze più belle della Basilicata”. Il legame con il cinema ha contribuito a rafforzare l’immagine del borgo come luogo autentico, capace di custodire tradizioni e allo stesso tempo raccontarsi con ironia e leggerezza.

Fulcro della devozione e dell’identità religiosa di Tramutola è la Chiesa Madre della Madonna dei Miracoli, collocata in posizione extra moenia, scelta che riflette la particolare storia dell’insediamento benedettino. L’edificio custodisce un patrimonio artistico di grande valore: spicca il polittico del 1569 attribuito ad Antonio Stabile, raffigurante la Deposizione con San Cataldo, San Giovanni e la Pentecoste, affiancato da una tela dell’Incoronazione della Vergine e da un pregevole coro ligneo seicentesco. Sull’altare maggiore è collocata la statua lignea della Madonna dei Miracoli, risalente al XV secolo, oggetto di una devozione profondamente radicata.
La festa più solenne del paese si celebra il 16 e 17 maggio ed è legata a un evento ritenuto miracoloso: nel 1853, durante una grave siccità, la statua della Madonna, portata in processione, avrebbe arretrato più volte da sola, mentre i portatori avvertivano una forza misteriosa. Poco dopo, una fiammella rossastra apparve sul petto della statua e, il giorno seguente, arrivò la pioggia tanto attesa. Da allora, la Madonna dei Miracoli è considerata protettrice delle campagne e della comunità.
A questa devozione si affianca un rito particolarmente suggestivo: l’ultima domenica di maggio si svolge la processione della “Madonna nella barca”, in cui la statua viene trasportata su una barca di rose, simbolo delle speranze degli emigranti che affidavano al viaggio il sogno di un futuro migliore.
Di rilievo anche la Chiesa della Madonna di Loreto (XV sec.), nata come cappella gentilizia della famiglia Troccoli, è una piccola chiesa a navata unica che conserva affreschi di grande interesse, tra cui una Madonna del Latte, Santa Caterina e Santa Lucia, databili tra XV e XVII secolo. Restaurata tra il 2009 e il 2010, rappresenta una delle testimonianze pittoriche più antiche del paese; e la Chiesa del Santissimo Rosario (1575) che custodisce una monumentale pala lignea intagliata e dorata (1671), decorata con la rappresentazione dei Misteri del Rosario e culminante nella scena del Paradiso.
Tra i personaggi che hanno dato lustro a Tramutola si ricordano: il compositore Vincenzo Emidio Carmine Ferroni (Tramutola, 1858 - Milano, 1934) che compose opere liriche come Ettore Fieramosca e Il Carbonaro, oltre a sinfonie, musica sacra e da camera; l’Arcivescovo e monaco benedettino Anselmo Filippo Pecci (Tramutola, 1868 - Cava de' Tirreni, 1950) che fu definito “vescovo leoniano” per la sua cultura e attenzione ai poveri; l'attrice, scrittrice e sceneggiatrice Neda Naldi, pseudonimo di Italia Volpiana (Tramutola, 1913 - Roma, 1993), che svolse una lunga carriera artistica nel cinema, teatro e televisione; e lo storico e politico Andrea Lombardi (Tramutola, 1785 - Potenza, 1849).
Tramutola si offre così come un borgo d’acqua e di memoria, dove natura, storia, arte e spiritualità si intrecciano in un racconto coerente e affascinante, capace di coinvolgere il visitatore e di restituire l’anima profonda della Val d’Agri.
