
San Martino D'Agri
la' dove il borgo abbraccia la valle e la storia respira tra le pietre
San Martino d’Agri sorge su una dolce altura immersa nel paesaggio verde del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, dove il fiume Agri scorre silenzioso tra boschi, colline sabbiose e la suggestiva Murgia di Sant’Oronzio i cui spettacolari pinnacoli danno vita a una profonda gola che richiama, per imponenza e suggestione, i grandi canyon d’oltreoceano. Il territorio confina con l’invaso artificiale del Lago di Pietra del Pertusillo, un’importante oasi ambientale, meta prediletta per il birdwatching grazie alla presenza di numerose specie di uccelli stanziali e migratori, e la pesca sportiva.
Le origini del borgo risalgono al IX-X secolo, quando monaci basiliani provenienti dall’Oriente fondarono i primi cenobi e posero le basi dell’abitato medievale. Alcuni reperti romani rinvenuti nell’area testimoniano tuttavia una presenza ancora più antica. Nei secoli successivi il paese passò sotto diverse dominazioni: normanni, svevi, angioini, fino ai Templari e ai cavalieri di Malta. Dopo una fase di declino, alla fine del Quattrocento fu ripopolato da comunità albanesi di rito latino; più tardi appartenne ai Vergara e poi ai Sifola di Trani, che mantennero il titolo baronale fino all’Ottocento. La denominazione attuale, San Martino d’Agri, fu ufficializzata nel 1863.

Il centro storico si sviluppa con un andamento tipicamente montano, fatto di ripide scalinate, vicoli intrecciati e case in pietra che si stringono le une alle altre. Il punto dominante è il Palazzo Baronale Sifola, da cui si raggiunge Piazza Plebiscito, cuore del paese, circondata da antichi palazzi nobiliari. Lungo il percorso si incontrano Casa Demma, con affreschi ottocenteschi e un portale in pietra lavorata, e Casa Sivolella con la Cappella della Madonna delle Grazie; non lontano si trova anche la Cappella del Gesù Morto in via Garibaldi e la casa della poetessa Teresina De Pierro, impreziosita da un portalino marmoreo del 1853. Scendendo verso via Cavour appare Palazzo De Frino, con logge eleganti, mentre su via Cola di Rienzo è possibile ammirare Casa Franco e una serie di vicoletti che conducono alla chiesa principale del paese, Chiesa della Madonna della Rupe.
Fra le architetture religiose spiccano la Chiesa di San Francesco, edificata nel 1512 e ristrutturata nel Settecento, che custodisce opere di pregio: una pala del XVI secolo raffigurante la Madonna del Rosario, un Crocifisso e un dipinto del satrianese Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa. Nel chiostro del Convento di Sant’Antonio si conservano affreschi del 1743 attribuiti a Pietro Giampietro da Brienza, che narrano scene della vita di Cristo, di San Francesco, di Sant’Antonio, di Santa Chiara, di San Rocco, e altri.
Sul Monte Raparello sorge il Santuario della Santissima Madonna della Rupe, luogo di profonda devozione locale, e accanto al santuario si trova la cappella di montagna edificata nel 1908, al cui interno è custodita la preziosa statua lignea della Madonna della Rupe, in legno intagliato e dorato, datata XV secolo e attribuita a un ignoto autore lucano.

Nei dintorni del paese, la natura offre percorsi escursionistici attraverso boschi di querce e castagni, lungo il torrente Trigella e verso la mulattiera che sale al monte Raparo, dove si trovano i ruderi dell’Abbazia di Sant’Angelo e le antiche celle scavate nella roccia con un affresco dell’XI secolo raffigurante San Michele.
Tra le figure di spicco di San Martino ricordiamo: il pittore Vincenzo Marinelli (San Martino d’Agri, 1819 - Napoli, 1892). Dopo aver partecipato ai moti liberali del 1848, visse come esule in Grecia, e poi frequentò ambienti culturali italiani ed europei. Ottenne la docenza alla Reale Accademia di Napoli e proseguì la carriera artistica fino alla morte; la poetessa Teresina De Pierro (San Martino d’Agri, 1859 - San Isidro, 1943). Iniziò a scrivere da adolescente, pubblicando a 14 anni la raccolta Poesie, seguita da Affetti e Memorie, che le permise di entrare in contatto con Carducci. Collaborò con riviste e giornali locali e nazionali e tradusse in dialetto lucano una novella del Decamerone. Si trasferì in Argentina dove rimase dopo la morte del marito. Morì a 85 anni lasciando un ricco contributo letterario legato alla sua terra natale.
