
Marsico Nuovo
Un luogo dove la montagna racconta di antiche civiltà
Marsico Nuovo è adagiato sul versante occidentale dell’alta Val d’Agri, a 865 metri di altitudine, in una posizione che abbraccia la valle del fiume Agri e guarda verso il confine con la provincia di Salerno. Il complesso naturalistico Fontana delle Brecce – Piana del Lago offre un paesaggio affascinante con boschi di faggio e cerro, sorgenti freschissime e torrenti stagionali. Più avanti si apre la Piana del Lago, un ampio pianoro ai piedi del Monte Lama, animato da un piccolo invaso naturale alimentato da sorgenti locali. La vicinanza con le piste della Sellata, il Monte Volturino e vari Siti di Interesse Comunitario rende questa zona una meta privilegiata per chi cerca natura autentica, scenari incontaminati e un contatto profondo con il paesaggio lucano. Dal punto di vista naturalistico vanno anche menzionati: un antico castagno monumentale di quasi 500 anni, che si può ammirare in località Camporotondo, che vanta un’altezza di circa 20 metri e una circonferenza di 7,5 metri; e uno dei tesori sotterranei più sorprendenti dell’Appennino lucano, la Grotta di Castel di Lepre, il più lungo sistema ipogeo della Basilicata con quasi due chilometri di lunghezza e un pozzo verticale di oltre 13 metri con salti d’acqua, pozze limpide, un lungo laminatoio e ampie gallerie decorate da concrezioni che attraverso alcune vasche conducono ad un laghetto terminale.
Il paese affonda le sue radici nell’antico insediamento di Abellinum Marsicum, fondato dai Marsi tra il V e il VI secolo a.C. ai piedi del Monte Volturino. Nel corso dei secoli, Marsico Nuovo ha ricoperto un ruolo di rilievo: prima sede vescovile, poi roccaforte longobarda legata al principato di Salerno. Ancora oggi, la parte alta del paese conserva l’impianto dell’antico borgo medievale, la Civita, mentre l’area moderna si sviluppa più in basso, sulle colline Portello e Casale. Con i Normanni divenne capoluogo amministrativo di un vasto territorio che comprendeva il Vallo di Diano e il basso Cilento, poi il potere passò nelle mani di grandi famiglie come i Sanseverino, i Carafa e i conti di Marsico. Estintasi questa casata, il feudo tornò al regio demanio e in ultimo ai principi Pignatelli fino all’abolizione del feudalesimo.
Passeggiare nel centro storico significa attraversare secoli di storia: palazzi nobiliari come il Pignatelli -oggi sede del Municipio, caratterizzato da un pozzo del 1572 nel cortile interno- e il Navarra -noto per il suo maestoso portale- testimoniano antichi splendori, mentre chiese e luoghi sacri come San Gianuario e la Cattedrale di San Giorgio Martire custodiscono memorie di fede e tradizione come la Chiesa della Madonna del Carmine che custodisce una scultura lignea del XIV secolo raffigurante la Madonna col Bambino, attribuita a Giovanni da Nola. Di particolare rilevanza la Chiesa di San Michele Arcangelo che ospita il Museo di Arte Sacra, custode di opere come l’affresco de L’ultima Cena di Girolamo Todisco (XVI sec.), che raffigura Cristo e gli apostoli attorno ad una tavola imbandita con prodotti locali come il caciocavallo, sormontato da un soffitto dipinto su tavola del 1737. Poco fuori dal centro abitato, immerso nel silenzio della natura, sorge il Santuario della Madonna di Costantinopoli (o del Ponte), importante centro di culto e meta di pellegrinaggi, costruito nella seconda metà del XVI secolo sull’area di una cappella preesistente, che custodisce una statua lignea della Madonna col Bambino, risalente probabilmente al XVII secolo.
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Nel cuore del borgo sorge uno dei complessi monumentali più affascinanti del territorio: l’antico edificio che oggi ospita la sede amministrativa dell’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Questo imponente palazzo medievale, noto come Palazzo Manzoni, affonda le sue radici nel 1179, quando Guglielmo III Guarna lo fece erigere come monastero agostiniano. Circa un secolo dopo, il conte Ruggero Sanseverino lo trasformò in un monastero femminile benedettino, luogo che accolse anche Sant’Agnese d’Aquino, nipote di San Tommaso,che ne fu la badessa. Nel 1875 la struttura divenne sede delle scuole “Alessandro Manzoni”. Il complesso monumentale, che si estende su circa settemila metri quadrati tra cortili, percorsi e antiche strutture in pietra, conserva ancora la suggestiva imponenza del passato. Da qui, ogni estate prende il via la ‘Passeggiata nella Storia’, un evento che rievoca la visita di San Tommaso d’Aquino alla sorella Teodora, moglie del conte Sanseverino, avvenuta intorno al XIII secolo.
La figura più amata dai marsicani è certamente San Gianuario, uno dei pochi santi celebrati tre volte l’anno. Le fonti raccontano che fosse un vescovo di Cartagine inviato nel 347 in Lucania per combattere il paganesimo. Morì in un’imboscata nel bosco dell’Arioso e venne sepolto nel luogo del martirio. Nel 1045, grazie al sogno rivelatore di una donna del posto, il corpo fu ritrovato e divenne oggetto di venerazione. Le rappresentazioni del santo lo mostrano spesso con un libro in mano, simbolo della sua missione evangelizzatrice. Il Santuario di San Gianuario custodisce il busto di Santo Stefano, attribuito alla scuola del maestro Melchiorre da Montalbano, il busto ligneo di San Gianuario realizzato da Giacomo Colombo nel XVIII secolo, tele seicentesche e settecentesche, una Madonna lignea trecentesca e un affresco medievale proveniente dalla Chiesa di San Francesco. La porta bronzea moderna di Antonio Masini narra la vita del santo. Un antico giogo conservato nel santuario ricorda l’episodio secondo cui il corpo del santo, dopo il martirio, fu posto su un carro trainato da due buoi lasciati liberi: gli animali si fermarono proprio dove sorse l’abbazia.

Tra le figure importanti a cui Marsico Nuovo ha dato i natali vi è Antonio Lotierzo (Marsico Nuovo, 1950), poeta, scrittore e saggista. È autore di diverse monografie storiche su alcuni paesi della Basilicata. Ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Alfonso Gatto (1992), il Premio Internazionale Eugenio Montale per inediti (1994) e il Premio Pierro per poesia in dialetto lucano (1996), ha curato importanti antologie poetiche e nel 2001 ha raccolto tutta la sua produzione in Poesie 1977-2001. Nel 2014 ha ricevuto l’onorificenza francese dell’Ordine delle Palme Accademiche.
Non meno rilevanza è da attribuire a Michele Gerardo Pasquarelli (Marsico Nuovo, 1868 – Savoia di Lucania, 1924), medico e antropologo, tra le figure più originali della cultura lucana tra Otto e Novecento. Maturò un forte interesse per lo studio dell’uomo nelle sue dimensioni sociali e culturali, e dall’esperienza sul campo nacque la sua passione per il folklore e la medicina popolare: raccolse proverbi, credenze, pratiche terapeutiche e usi tradizionali, pubblicando già nel 1892 una vasta collezione di proverbi del dialetto di Marsico Nuovo. I suoi studi sulla medicina popolare lucana rappresentano ancora oggi una testimonianza preziosa della cultura contadina e della mentalità collettiva della Basilicata.
