
Montemurro
ritratto di un borgo tra memoria e arte
Montemurro - che appare all’improvviso, quando la strada risale dolcemente e il bosco si apre lasciando intravedere l’azzurro fermo del Lago del Pertusillo - si adagia su speroni di roccia arenaria che precipitano verso la valle, come se fosse nato per osservare dall’alto l’Appennino lucano e le sue distese di ulivi, vigneti e castagneti. Dal suo belvedere naturale, lo sguardo corre libero sul grande lago artificiale che sbarra il corso dell’Agri, oggi meta di escursionisti, pescatori, appassionati di birdwatching e semplici viaggiatori in cerca di silenzi profondi.
Il borgo conserva una storia antica, segnata dalle incursioni saracene che costrinsero gli abitanti di Grumentum a rifugiarsi più in alto: così, intorno all’anno Mille, iniziò la vita di Montemurro - era noto con il nome Castrum Montis Murri ed era sede di una comunità di basiliani - protetto da un castello medievale e intrecciato alle famiglie Sanseverino, Carafa e Montesano. Nei secoli il paese ha condiviso le ferite e le rinascite della Basilicata: il terremoto del 1857, la grande frana del 1907, il sisma del 1980. Ma ogni volta Montemurro è tornato a respirare, aggrappato alla montagna come un albero che non vuole cedere.
Passeggiando tra le stradine, si incontrano il Convento di Sant’Antonio di Padova con il suo chiostro seicentesco affrescato e l’annessa Chiesa dell’Assunta che custodisce importanti dipinti del Seicento e Settecento, un crocifisso ligneo (1600) e un gruppo scultoreo del Seicento che rappresenta l’Addolorata e San Giovanni. Poco fuori dal centro, un sentiero porta all’antico Frantoio Dimase, prezioso testimone dell’arte olearia lucana, oggi valorizzato con supporti multimediali. E quando la strada sale ancora, raggiungendo la Serra di Montemurro, il Santuario di Maria Santissima di Servigliano accoglie i pellegrini con la sua storia di fede e rinascita, sospesa tra cielo e montagne. Custode di un’antica statua quattrocentesca della Madonna col Bambino, il santuario ogni seconda domenica di maggio è meta di una processione che accompagna la sacra immagine dal paese fino al monte, mentre a settembre il viaggio si compie al contrario.

Montemurro è la patria di illustri concittadini che hanno lasciato un’orma profonda nella cultura italiana: Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 1908 - Roma, 1981), una delle personalità più originali del Novecento, capace di muoversi con naturalezza tra poesia, matematica, tecnologia e arte, che qui ha voluto tornare - per sempre - tra “ruscelli, vigne e pietre”, come scriveva nei suoi versi. A lui il paese ha dedicato la Casa delle Muse, che custodisce i suoi libri, i suoi disegni, le sue carte assorbenti cariche di intuizioni. Qui il visitatore scopre il Sinisgalli che lavorò con Olivetti, Pirelli, Alitalia ed ENI, portando l’arte nell’industria e l’industria nella cultura. Un intellettuale capace di inventare la rivista “Civiltà delle Macchine”, di immaginare un futuro in cui tecnologia e poesia potessero appartenersi. Poco distante, la memoria di Giacinto Albini testimonia il ruolo del borgo nell’insurrezione lucana del 1860, mentre i graffiti polistrato ideati da Giuseppe Antonello Leone trasformano i vicoli in un museo all’aperto.

Montemurro è anche la terra della pittrice e scrittrice Maria Padula (Montemurro, 1915 - Napoli, 1987), che qui tornava ogni estate, attirata dalla luce particolare del paese, dalle colline che cambiano colore e dalla presenza discreta dei boschi. Le sue opere e i suoi romanzi custodiscono l’anima femminile, etica e sensibile di questa parte di Lucania. La sua storia è quella di una donna che ha attraversato il Novecento con lo sguardo rivolto alla sua terra d’origine. Non fu solo pittrice: Padula fu anche una grande narratrice. I suoi libri - da Il vento portava le voci a Il paese è paese d’inverno - restituiscono il ritratto di una società lucana in trasformazione, con la delicatezza di chi osserva, comprende e racconta senza giudizio. La sua scrittura è abitata da donne, case, paesi, stagioni, dalla fatica e dalla grazia della vita quotidiana. Scomparsa nel 1987, riposa a Montemurro. L’anno successivo le fu conferito postumo il premio internazionale Olympus, a riconoscimento di una figura che seppe diventare riferimento per arte, letteratura e impegno civile.
Montemurro è questo: un luogo che parla attraverso la natura, l’arte, le sue figure più luminose, e che ancora oggi sa restituire al viaggiatore il senso di un tempo che scorre più lentamente, più profondamente.
